La repubblica dei meloni

di  Salvatore Fiorentino © 2023

Ormai archiviata la “banana republic” dal vago retrogusto berlusconiano, con il passo futurista della destra pura e dura (che vanta un parterre di intellettuali novecenteschi di prim’ordine, come Marinetti, Balla, Gentile, D’Annunzio, solo per dire … ) siamo entrati a pieno titolo nella repubblica dei meloni. Quelli che l’attuale premier, donna all’anagrafe ma che porta i pantaloni, ha esibito con orgoglio alla vigilia della competizione elettorale che fu vinta dal suo partito, “Fratelli d’Italia”, denominazione presa a prestito, gratuitamente, dall’inno nazionale, uno dei più discutibili al mondo sotto il profilo squisitamente estetico. E, sempre a dire della premier, si tratterebbe nientepopodimeno che della “Terza Repubblica”, che fa tanto pendant con il “Terzo Reich”, giusto per non farsi mancare nulla.

D’accordo sulla storia, davvero lacrimevole, della sedicente “underdog”, che poi non è credibile se appiccicata a chi, da giovanissima, proprio grazie alla militanza politica, ha rivestito ruoli di primo rilievo (addirittura “ministro”) senza vantare particolari titoli di merito, storia che fa il paio, simmetricamente, con quella del “lavoratore”, oggi segretario della CGIL, Maurizio Landini, che non risulta aver sudato più di tanto nelle patrie fabbriche, e di certo non tanto quanto si è sommamente speso presso rinomati talk show e affollate platee piazzaiole, il tutto degno delle migliori fumisterie d’oppio per sedare i popoli. Per non parlare di quel campione di “comunismo” tanto quanto basta, tale Marco Rizzo, che ogni tanto si sveglia dal sovietico letargo per dire qualcosa che sembri di “sinistra”.

D’accordo sul dato di fatto che sono saltati gli “schemi” – direbbe il non compianto Arrigo Sacchi – nel momento in cui si è “costituzionalizzata” la rielezione del presidente della repubblica, perché sembra che su sessanta milioni di abitanti, tra quelli eleggibili per la carica – saranno qualche decina di milioni i cittadini over 50 – non ci siano altre scelte plausibili, una volta sfumata miserevolmente la candidatura del deus ex ed intra machina Mario Draghi. E lasciamo perdere l’ultimo teorema dell’ex magistrato Roberto Scarpinato – oggi senatore M5S della repubblica, che si è a suo tempo contraddistinto per le monumentali richieste di archiviazione (prima fra tutte: “Sistemi Criminali”) – secondo cui la destra sarebbe “figlia” dell’eversione nera, dalla quale non avrebbe preso le dovute distanze.

D’accordo sulle magre figure rimediate con i casi mediatici montati ad arte – da Mediaset e dalla possente macchina della disinformatia di Putin – sull’ex consorte della premier e sul fantomatico leader africano, che è riuscito a carpirne il pensiero autentico, di certo sgradito all’establishment occidentale che conta, riportando in auge i trascorsi di una destra anti-sistema che si è dovuta “riverniciare” in fretta e furia per rendersi “presentabile” e gradita ai poteri atlantici, nell’assunzione della leadership di un paese, come l’Italia, strategico per gli equilibri geopolitici globali, sul fronte prossimo al blocco dei paesi, Russia e Cina in primis, che mirano a destabilizzare la presunta supremazia dell’Occidente, e degli USA in particolare, alimentando una visione multipolare del mondo.

D’accordo su tutto, ma, pur concesse le attenuanti generiche e specifiche del caso, non si può perdonare a Giorgia Meloni e alla sua maggioranza, non appena preso il potere, occupata militarmente ogni casamatta (per dirla con Gramsci) – grazie all’inglorioso fallimento dei M5S e della conseguente ondata di astensionismo per disaffezione del corpo elettorale – di manifestare la frenesia di mantenere questo potere ad ogni costo, con una “riforma costituzionale” frettolosa e disorganica, evidentemente percepita la precarietà della sua fortunosa e accidentale conquista. Su questo si profila una inquietante analogia con quanto fu attuato dal regime di Benito Mussolini, che trasformò un sistema sostanzialmente “democratico” in un altro sfacciatamente “autoritario”, senza alcun “colpo di stato”. Sappiamo come andò a finire.

Rispondi

Il tuo indirizzo e-mail non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *