di Salvatore Fiorentino © 2024
Gli italiani erano certo delusi, traditi, se non disperati, quando hanno deciso di votare per la destra, tranne quelli che non sentendosi più rappresentati hanno dovuto addirittura rinunciare ad esercitare il proprio diritto di voto, con la conseguenza che alle politiche del 2022 si è registrata l’affluenza più bassa mai verificatasi dal dopoguerra ad oggi. E molti elettori sono stati ingannati dal fatto che la Meloni e il suo partito erano stati gli unici a schierarsi contro il governo Draghi, uno dei peggiori mai visti nell’epoca repubblicana, esecutivo reso possibile solo grazie all’ignavia del M5S e dell’opportunismo del suo pseudo leader Giuseppe Conte, per tacere delle forze del centrosinistra che consentivano il varo di misure incostituzionali contro la salute e il lavoro di milioni di cittadini.
Dopo che l’anti-politica aveva clamorosamente fallito, ecco che gli italiani si aggrappavano a quello che di apparentemente “politico” vi era da scegliere, a parte lo zoccolo duro dei nostalgici del regime fascista che ruotano ancora attorno alle formazioni para-fasciste che nessuno ha avuto sinora il coraggio di disciogliere come sarebbe dovuto e quanto mai opportuno. Del resto, ai poteri atlantici, finanziari, tecnocratici, che tengono sotto scacco l’Occidente, l’ascesa di questa destra dalla classe dirigente sgangherata andava pure bene, così come avevano visto di buon grado l’avanzata del populismo dei “grillini”, di fatto utilissimi per raccogliere i voti di protesta e riportarli nell’alveo del potere dominante, come si è dimostrato con il sostegno al governo Draghi e alle sue misure antipopolari.
Come accade sempre per le scelte frutto della disperazione, anche quella di votare la destra e consentirle di governare il Paese si è dimostrata una scelta improvvida e gravida di conseguenze nefaste, che non si sono ancora del tutto manifestate, ma che presto verranno alla luce. Il problema si porrà a quel punto, quando gli italiani si renderanno conto che anche quest’ultima chance è stata vana. Sarà difatti difficile vedere gli astenuti tornare alle urne, anzi cresceranno le loro fila. Si arriverà al ribaltamento della percentuale fisiologica dei votanti rispetto agli aventi diritto, sicché la democrazia entrerà in coma irreversibile. Neppure il voto clientelare e di scambio politico-mafioso potrà più avere presa, perché non ci sarà più quasi nulla da offrire e da accettare. Ecco che la politica dovrà cedere passo ad altri poteri non democratici.
A chi dice che il fascismo è morto e sepolto, e non può tornare, va contrapposta l’immagine e il suono di quanto si è verificato ad Acca Larentia, di inquietante emblematicità. Fa ripiombare l’immaginario collettivo in tempi bui che erano stati rimossi dalla coscienza civile, archiviati in un passato ben custodito dalla Costituzione antifascista. Vedere lo schieramento paramilitare a perdita d’occhio e soprattutto sentire quel boato di voci urlanti all’unisono fa tremare le gambe, colpisce al cuore, genera ansia e preoccupazione, perché non si tratta di immagini di repertorio, ma di attuale cronaca quotidiana. Fa capire che dentro la società odierna c’è quel fiume di persone nere e inquadrate, ciecamente obbedienti ad un comando, consapevoli di mostrare una prova di forza muscolare allo scopo di intimidire.
Perché queste manifestazioni di forza decerebrata si diffondono a macchia d’olio, si moltiplicano in modo esponenziale, e sono idonee ad istigare chi gestisce il potere pubblico senza adeguata scienza e coscienza, incoraggiando la commissione di angherie ed abusi ai danni dei cittadini, tanto più se nel contempo il “braccio politico” di questa destra che malauguratamente governa l’Italia propone nientemeno che la definitiva abolizione del reato di abuso d’ufficio, invero già depotenziato in modo determinante dai M5S in fabula e ancora prima dall’impresentabile centrosinistra, che oggi grida “al lupo, al lupo”, ma nulla ha fatto per cacciarlo. E’ una destra che vuole liberarsi dal controllo di legalità, dai bilanciamenti tra poteri, perché vuole affermare una voce sola, la propria, quella di chi comanda e non di chi governa.