Chi ha rovinato il Belpaese?

diSalvatore Fiorentino © 2024

E’ un dato di fatto che l’Italia, senza dubbio la nazione più ricca di patrimoni culturali materiali ed immateriali al mondo, sia oggi un paese in declino. In via di spopolamento demografico, colpita dalla delocalizzazione selvaggia delle industrie e delle imprese in genere, affossata da ormai più di un trentennio dall’assenza di politica e di politici che meritino questa definizione, in balia allo sciacallaggio più feroce da parte di personaggi improbabili, volgari ed impresentabili, come è evidente dai comportamenti di costoro a tutti visibili, che poi vengono scimmiottati diffondendosi a macchia d’olio ovunque, da nord a sud, isole comprese, con la conseguenza che persino le istituzioni sono prese d’assalto da chi solletica il ventre molle dell’elettorato per occupare le sedi di potere e piegarle ai propri interessi di parte se non del tutto personali.

Ma chi è stato ad aver rovinato il Paese? Alla domanda è molto facile rispondere. Sicché, senza voler escludere le colpe dei cittadini quando votano gli impresentabili, ossia i delinquenti e i falsi onesti, i mafiosi e i falsi antimafiosi e via discorrendo, le colpe e le responsabilità vanno sempre ascritte a chi, su mandato popolare, ha amministrato la cosa pubblica non nell’interesse della collettività, ma perseguendo finalità proprie che si collocano agli antipodi. Non si parla qui di errori di valutazione, di visioni poco lungimiranti, di idee che alla prova dei fatti si sono dimostrate sterili se non dannose. E’ del tutto fisiologico che chi governi, talvolta, possa intraprendere percorsi che non si dimostrano conducenti agli obiettivi che si erano prefissati. Ma il discorso cambia nel caso in cui ci sia la premeditazione di ottenere una carica pubblica per meri interessi personali.

E’ il caso di molti imprenditori, professionisti, sindacalisti, boiardi di stato, che nell’ultimo trentennio hanno invaso la scena politica italiana, per ottenere un seggio in parlamento, un incarico di ministro o di sottosegretario. Alcuni sono diventati addirittura premier e hanno condizionato le sorti del paese e degli italiani, conducendoli a vivere, oggi, condizioni nettamente peggiori di quelle di trent’anni fa. La “politica”, come si era conosciuta sino alla “prima repubblica”, con tutti i suoi pregi e difetti, è letteralmente scomparsa dall’orizzonte così come i suoi protagonisti che, come è evidente, non hanno lasciato eredi. Non ci sono più i Pertini, i Berlinguer, i Moro, ma neppure i tanto vituperati Andreotti e Craxi, questi ultimi troppo indipendenti dagli USA e, per converso, troppo sensibili alla causa palestinese, oggi deflagrata nella sua più cruenta drammaticità.

Ed è anche il caso dello sterminato sottobosco della politica, dove si compiono, all’ombra dei grandi misfatti, i saccheggi materiali e immateriali più immondi che, pur di minore entità se considerati isolatamente, sono in grado di desertificare intere realtà locali oltre a determinare, nel loro complesso, un impatto devastante per la tenuta della democrazia sostanziale, minando le fondamenta del vivere civile, delegittimando le istituzioni pubbliche e dando alimento a chi le vuole piegare ai propri biechi tornaconti personali, siano essi privati cittadini ovvero organizzazioni criminali anche di stampo mafioso. Scorribande e saccheggi che sarebbe facile provare nel momento che si eseguisse una verifica della provenienza del patrimonio di chi, entrato nullatenente o quasi in politica, dopo qualche tempo ha accumulato tesoretti impensabili per un qualsiasi lavoratore, anche di livello apicale, né tanto meno giustificabili dalle seppur laute indennità politiche.

Ebbene sei tu, politicante di infima specie, che hai causato la rovina del Paese. Perché hai rubato, depredato, sprecato le risorse pubbliche per il tornaconto tuo e dei tuoi sodali, mafiosi e non, riducendo sul lastrico le comunità che ti sei arrogato di amministrare, alle quali non hai dedicato un solo minuto del tuo tempo, troppo indaffarato a scalare posizioni nel partito, nelle conventicole a te congeniali, per ottenere incarichi, per trafficare tra favori e favoritismi, troppo impegnato a conferire incarichi spropositati ad amici ed amici degli amici, riservando a te la trattenuta d’acconto, meglio nota come “tangente”. Hai abusato dei tuoi poteri, che ti sono stati conferiti dallo Stato perché tu ne facessi responsabile uso secondo disciplina ed onore, nel rispetto delle leggi e della Costituzione, che invece hai preferito calpestare e vilipendere, come un elefante in una cristalleria. Ti sei arricchito a spese degli altri, ma tutto quello che ostenti volgarmente non ti appartiene.

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