L’Italia non è una democrazia

diSalvatore Fiorentino © 2024

Diciamolo, anzi diGiamolo! (‘Gnazio La Russa, docet). L’Italia non è una democrazia. Non si offenda nessuno, in primis il bis-presidente della Repubblica che ci mette sempre una pezza. Anche se, come è noto, la pezza a volte è peggio del buco. E qui non è come nella nota favoletta olandese, che si può bloccare il crollo di una diga mettendo un dito nella falla, in attesa che arrivino i soccorsi. Perché la diga assomiglia ormai ad una fetta di groviera. Ma ciò che conta invece è annunciare la prima pietra del ponte di Messina, quello che tra rinvii e ritardi non si farà mai. Tanto non serve farlo, quanto raccontarne la storiella, stavolta tutta padana, con un ministro che non sapendo che pesci pigliare la spara ogni giorno più grossa. L’ultima è l’intestazione dell’aeroporto di Malpensa a Silvio Berlusconi, dove, caso vuole, che si sia sfiorata la strage per un incidente di volo.

Che democrazia è quella in cui è pressoché impossibile, per un comune cittadino, ottenere i propri diritti, contrabbandati per favori dal politicante o dal burocratello di turno? Che democrazia è quella in cui i cittadini che si impegnano negli studi e nel lavoro debbano essere costantemente derubati e vilipesi da coloro i quali, immeritevoli ed incapaci, si fanno forti della “raccomandazione” di questo e di quel “ras” di partito? E sia chiaro, non è questione di destra, di centro o di sinistra, ma di tutti, ma proprio tutti, compresi i presunti “onesti” dell’ultima ora, non importa a quante stelle siano, tanto pronti sono a svendersi pur di ottenere un miserabile interesse personale. E meno male che dovevano cambiare l’Italia, certo in peggio ci sono riusciti. E che dire di Elly Schlein nel paese delle meraviglie, la quale scopre che dicendo cose di sinistra il consenso sale. Ma davvero? E’ La scoperta del secolo!

Che democrazia è quella in cui gli elettori non hanno alcun potere di eleggere chi preferiscono davvero, mentre devono ratificare scelte decise nelle segrete stanze dei partiti. Ma almeno fossero davvero partiti, ed in quanto tali rappresentativi delle istanze degli iscritti! Ma non lo sono più da decenni, essendo divenuti scatole vuote a capo delle quali viene periodicamente posta una testa di legno che non fa altro che eseguire gli ordini, senza peraltro capirne le conseguenze, impartiti dai centri di potere che con la politica non hanno nulla a che spartire. Altrimenti non si spiegherebbe come la quisque de populo Giorgia Meloni possa oggi ricoprire la carica di presidente del consiglio dei ministri di uno dei più importanti stati del mondo, componente del G7 e terzo nella UE per prodotto interno lordo, a parte l’inestimabile valore della tradizione storica e culturale del Belpaese.

E che democrazia è quella in cui il lavoro è sottopagato, sfruttato, umiliato, causa di pericolo per la salute e la stessa vita del lavoratore? Forse che il presidente di questa ormai malfamata Repubblica non si sia accorto che il pilastro principale che la dovrebbe sorreggere, secondo l’art. 1 della Costituzione, è ormai praticamente collassato? A che serve l’indignazione del giorno dopo, a che servono i funerali di Stato con le autorità tutte (o quasi) presenti a battersi il petto e assicurare, urbi et orbi, che mai più, mai più si dovrà ripetere una siffatta tragedia? Che poi, puntualmente, si ripete, così come il copione e la passerella delle facce di cerone. Ah, ma non ci sono abbastanza ispettori del lavoro, non ci sono abbastanza controlli sulle imprese … vero, ma cosa ha fatto la politica dall’anno 2008, in cui è stato varato il testo unico per tutelare la vita di lavoratrici e lavoratori?

La politica, questa sconosciuta, si è preoccupata di salvaguardare sé stessa, dalle indagini, dalle intercettazioni, dagli arresti ove occorrenti, dalle misure cautelari per interdire chi, scoperto con le mani nel sacco, è evidentemente indegno di rappresentare e curare gli interessi della collettività a cui ha carpito la fiducia e il voto, sin dal consigliere comunale dell’ultimo sperduto ente di montagna per arrivare ai palazzi romani dove alberga, talvolta proditoriamente in danno degli italiani, il presidente del consiglio dei ministri. Sino all’aberrazione dell’abolizione del reato di abuso di potere, come dire che, come un qualunque Marchese del Grillo (oddio!) direbbe, il pubblico ufficiale si può oggi permettere di affermare: “io sono io e voi non siete un … “, nel momento che favorisca l’amico e il sodale ai danni di tutti gli altri, oppure per ottenere un ingiusto beneficio personale. E’ la patria, bellezza.