Ma io sono un uomo che preferisce perdere piuttosto che vincere con metodi sleali e spietati. Grave colpa da parte mia, lo so! E il bello è che ho la sfacciataggine di difendere tale colpa, di considerarla quasi una virtù … (Pier Paolo Pasolini)
La vittoria e la sconfitta sono tali secondo il metro con cui vengono misurate. Chi trucca le carte vince secondo la legge del baro, ma non secondo le regole del gioco. Che se esistono, vuol dire che devono pur valere a qualcosa. E’ un fatto di equilibrio universale, perché persino un corpo celeste che devii dalla propria traiettoria è destinato, ineluttabilmente, ad essere ricondotto alle leggi del cosmo, sicché questo percorso anomalo lo porterà a collidere e ad annichilirsi. Il baro potrà pure portare a casa il suo indegno bottino, potrà anche non essere scoperto dai compagni di avventure, ma il suo percorso deviato lo condurrà, presto o tardi, ad un impatto con l’ordine delle cose, non tanto con la sanzione di legge quanto di vita.
Sarà difatti la vita a togliere al baro ogni profitto indebito, ogni illecito arricchimento, ogni onore e ricchezza ottenuti calpestando il prossimo, usurpando gli altrui diritti, sconfinando nelle terre che non gli appartengono né potranno mai appartenergli se non per un certo tempo, con il raggiro e la truffa e, quando ciò non bastasse, persino per mezzo della violenza, della minaccia e dell’intimidazione, facendosi forte dei compari e dei giullari alla sua corte. Perché il baro non ha mai saputo cosa fosse la vera vittoria, non ha (davvero) studiato, non ha (davvero) lavorato, non ha sofferto i sacrifici per ottenerla, e non ne ha mai goduto perché mai l’ha conquistata. Ne ha solo trafugato un surrogato, dal sapore dolciastro, ma con un lento (come un veleno) retrogusto amaro.
E nel frattanto che scorre il tempo necessario alla Giustizia (Divina) per chiedergli il rendiconto, saranno l’amico tradito, il socio truffato, il compagno raggirato, il sodale deluso, e persino il parente sconcertato, a condannare, senza appello, il baro e i suoi giullari, questi ultimi tanto simili ai “Bravi” di manzoniana memoria, mercenari a basso prezzo disposti ad aiutarlo nei suoi soprusi ai danni di chi non si sporca le mani con mezzi sleali, illeciti, di chi non scende agli infimi livelli della disumanità, della rozzezza, della meschinità, preferendo rinunciare alla partita piuttosto che umiliarsi a rincorrere una palla avvelenata, a partecipare ad una partita truccata, dove impostori, truffatori e mafiosi (di terra cotta) la fanno da padroni (ma in verità servi), finché dura (l’avventura).
Perché c’è un tempo limite per tutto, e niente accade per sempre. Chi ha seminato tempesta raccoglie la devastazione di tutto ciò che si è illuso di costruire con la farina del diavolo, perché la casa fondata sulle sabbie mobili della disonestà non ha futuro, svanisce effimera come grandine precipitata dal cielo, che sembra pietra ma è solo acqua destinata a svaporare al sorgere della luce implacabile della verità. D’altra parte, chi, seppur tra mille ostacoli ed intemperie, ha continuato il suo percorso umano senza cedere alle facili scorciatoie dell’abuso, della corruzione, né tanto meno piegandosi alle minacce dei bari e dei giullari, ha costruito la propria casa sulla roccia, destinata a durare oltre la sua stessa vita terrena, sempre aperta ai giusti e ai perseguitati.
E alla fine, solo alla fine, si conteranno i vincitori e i vinti. Vincitori risulteranno quelli che non si saranno arresi a qualunque costo, che avranno lasciato scorrere il destino cercando di indirizzarlo, ma senza mai forzare la mano. Calati juncu ca passa la china, motto di arcana saggezza popolare siciliana, non è da interpretare come attitudine alla rassegnazione e alla sottomissione al potere, alle avversità, ma come cristallizzazione di una visione lungimirante, ampia e lucida, che rivela la capacità di sacrificio, di sofferenza, nel mantenere salde le radici alla propria terra, ai propri ideali, da parte di chi ha saputo ricavare il bene dal male infertogli, che ha saputo apprezzare tutto ciò che ai bari e ai giullari è apparso insignificante o incomprensibile.
(24 febbraio 2019)