di Salvatore Fiorentino © 2024
Deve essere subito chiaro che non si vuole qui trattare dell’idiota nell’accezione letteraria datane nel celeberrimo capolavoro di Fëdor Dostoevskij, ossia dell’uomo “completamente” buono, il che denota una effettiva anomalia conducente a conseguenze spiacevoli per il malcapitato nelle relazioni con gli altri esseri umani “normodotati”. Diversamente, si intende qui trattare dell’ideal-tipo opposto, che non è semplicisticamente riducibile a quello dell’uomo “completamente” cattivo, mentre riguarda l’uomo che si comporta nella società utilizzando scientemente le modalità dell’agire primordiale invece che ricorrere alle capacità che l’evoluzione del genere umano gli ha messo a disposizione. E si tratta, essendo l’uomo dotato di libero arbitrio, di una scelta esistenziale, di un preciso calcolo di convenienza.
E come può essere individuato l’idiota nell’accezione ora precisata? Il principale tratto distintivo riguarda l’aggressività, verbale e talvolta anche fisica, unita all’arroganza che si manifestano per prevaricare chi si presenta agli occhi di un siffatto idiota come apparentemente diverso, in quanto portatore di idee, visioni, valori e tradizioni dal primo non condivise ed avversate in quanto percepite come superiori alle proprie ed insuperabili. L’idiota, così detto, continua a comportarsi come un uomo primitivo, ritenendo con tale strategia di poter aver ragione di chi, al contrario, fa ricorso a modalità più evolute e codificate nelle normali relazioni sociali, mettendo a frutto le capacità di discernimento, analisi e valutazione di ogni situazione che debba essere fronteggiata in modo sia razionale che creativo.
Ne consegue, che ove l’idiota ricopra posizioni di potere (al riguardo viene in mente il celebre aforisma di Giovanni Falcone, secondo cui laddove comanda la mafia le istituzioni sono governate dai cretini), il suo agire sarà caratterizzato da modalità autoritarie invece che autorevoli, sino a giungere alla minaccia, all’intimidazione, alla persecuzione e alla ritorsione nei confronti di chi osi manifestare idee non conformi a ciò che è consentito da tale potere autoritario, senza che sia ammessa la discussione se non per mero atto di sottomissione, dato che ogni decisione è già presa a prescindere, sulla base della convenienza di chi si è impossessato, legittimamente o meno, delle leve di comando, da costui azionate in modo arbitrario ed illogico, con conseguenze spesso dannose se non devastanti per chi le subisce.
Ma perché gli idioti di potere riescono, ed anche per periodi relativamente lunghi, ad esercitare la loro azione malefica se è a tutti chiara la loro natura e i danni che essi stanno causando agli altri? Anche in questo caso si attiva un istinto primordiale, che nella maggior parte delle persone non viene superato mobilitando le capacità messe a disposizione dall’evoluzione, di fronte alle rappresentazioni autoritarie e violente di qualsiasi tipo di manifestazione del potere. La prima reazione istintiva, in tal senso, è la rimozione del problema, trovando ogni possibile, ed anche implausibile, giustificazione a tale anomalia, ridimensionandone in modo irrealistico la portata e le conseguenze, sino all’assuefazione e alla convivenza con la stessa, ritenuta come un fatto “normale” e comunque “irrimediabile”.
La seconda reazione, da ritenere la più pericolosa, che gran parte delle persone assume di fronte agli idioti di potere come sin qui descritti, è sia legata all’istinto primordiale che dettata da un calcolo razionale di convenienza che si rivela tristemente fallace come lo è quello elaborato dal criceto che continua a girare nella ruota dentro la gabbia o, se si vuole, dal cavallo che insegue la carota legata davanti alla sua testa. Si tratta in questo caso della identificazione della vittima col carnefice, sino a maturarne in alcuni casi un “amore” malato (come ad esempio la nota “sindrome di Stoccolma”), che è poi l’humus essenziale per il fiorire e il prosperare di ogni dittatura. Come comprenderlo? Basta osservare che mai al mondo nessuna dittatura ha mai portato bene a nessuno. Né lo porterà mai.