I ladri dell’ambiente

di  Salvatore Fiorentino © 2024

“Piove, governo ladro”, è un modo di irridere chi protesta contro le istituzioni, come a sminuirne le ragioni schierandosi dalla parte del potere costituito. La frase pare aver avuto origine, tra le tante, da una vignetta satirica apparsa nel 1861, nella quale venivano raffigurati tre mazziniani al riparo da una forte pioggia che aveva impedito lo svolgimento di una manifestazione da loro organizzata a Torino. E se ancora oggi i governi non riescono a controllare gli eventi atmosferici, chi amministra la res publica è certamente responsabile degli effetti causati sull’ambiente antropizzato, dato che da diversi decenni, sotto la falsa causale dello sviluppo economico, che maschera quella reale della mala gestio, si è modificato in modo indiscriminato l’ambiente naturale, con effetti devastanti in occasione degli eventi climatici estremi.

Tanto più dilaga la “corruzione” dei valori e dei principii che sono necessariamente posti a fondamento di una società che possa e voglia dirsi “civile”, tanto più pioverà sul bagnato, con conseguenze sempre più dannose per chi abbia la sfortuna di essere la vittima sacrificale di turno, talvolta con la perdita della vita o della salute, talaltra con quella dei beni materiali, questi ultimi da considerare non solo da un mero punto di vista patrimoniale, dato che rappresentano spesso il frutto del lavoro di una vita, oltre che il radicamento, ossia la formazione della propria identità, con un dato ambito territoriale, motivo per cui lo “sfollamento” imposto dalle autorità, che intervengono ex post e quasi mai ex ante, diviene una ulteriore ferita inferta che difficilmente potrà essere risarcita economicamente, peraltro in tempi in cui un improvvido ministro candidamente afferma che lo Stato non può aiutare tutti.

E chi sono i responsabili diretti – traslasciando qui quelli indiretti – di questa ormai cavalcante corruzione dei suddetti valori e principii? La risposta è tanto semplice da dare quanto difficile da accettare. Sono tutti coloro che assumono una funzione pubblica, a tutti i livelli, sia politica che burocratica. Decisori pubblici e organi che devono vigilare su queste decisioni, se del caso denunciandole perché non producano effetti nefasti – nel breve, medio e lungo termine – ai danni della collettività, perché non sia consentito il peggiore dei diluvi: quello delle lacrime di coccodrillo, di cui è colmo il Belpaese, primo al mondo per le celebrazioni funebri solenni e di Stato, a cui i cittadini consapevoli non dovrebbero mai prendere parte. Perché i decisori pubblici, per “derogare” delle norme di legge, rubano simultaneamente almeno due volte, se non talvolta addirittura tre.

La prima volta rubano alla collettività, alla comunità che amministrano, sia essa la nazione, la regione o il comune, secondo le rispettive responsabilità ai diversi livelli di governo. Essi difatti tolgono a molti un diritto, in primis quello di poter godere di un ambiente costruito sicuro e idoneo a potervi abitare nel senso proprio del termine, per dare a pochi ciò che non gli spetta e che può per converso causare un danno agli altri. La seconda volta rubano a chi propone, accetta o è costretto ad accettare il pactum sceleris, nel momento che incassano il dazio, che può essere il vile denaro o altra utilità materiale equivalente, ma che talvolta è immateriale, come ad esempio il “voto di scambio”, politico-mafioso o meno che sia, che serve ad assumere o a consolidare il potere di siffatti decisori pubblici lato sensu “corrotti”, con la conseguenza di prevalere, in una competizione falsata, sui candidati integri.

La terza volta rubano a sé stessi, alla propria famiglia, ai propri figli e nipoti. Non è raro sentire le cronache di un amministratore pubblico disperato perché a causa di scelte “corrotte” dallo stesso adottate abbia dovuto piangere in tempi successivi i propri congiunti. Al di là della violazione delle leggi e dei codici terreni, costui ha violato il diritto naturale che non è disputabile nei tribunali, quello che per il mistero della creazione ci rende esseri pensanti e dotati del libero arbitrio, ossia capaci di scegliere tra bene e male senza che ci sia nessuno e niente che ce lo venga ad imporre a parte la nostra coscienza. Sicché costui ha tradito i propri obblighi di pater familias, rendendosi indegno innanzitutto verso il genere umano, e quindi verso sé stesso. Cosa se ne farà del vile denaro o del voto di scambio che avrà incassato per bramare il potere al fine di corrompere quei valori e principii che invece dovrebbe tutelare? Evidentemente nulla.