Le due vie del potere

di  Salvatore Fiorentino © 2024

Le vie del Signore sono infinite, come si trova scritto anche ne “Il Paradiso” di Dante Alighieri, e portano sempre al bene. Le vie del potere – terreno – invece sono essenzialmente due, e conducono dritte dritte l’una verso l’inferno e l’altra verso il purgatorio, necessaria sosta per il paradiso. Perché il potere terreno è sempre contaminato con i peccati che sono propri della natura umana, anche quando il potere viene esercitato, come si suole dire, “a fin di bene”. Perché è insito nell’esercizio di un potere il peccato, dato che con esso un uomo (nell’accezione di essere umano) decide per i propri simili, il che lo pone al di sopra di essi. E non importa se questa supremazia sia benedetta o consacrata, che dir si voglia, da un processo di delega legittimo e democratico, persino condiviso e consapevole. Perché il Signore, ossia colui di cui abbiamo prova dell’esistenza in questa Terra e che si chiama Gesù, ci ha insegnato che l’unico posto incontaminato è quello tra gli ultimi.

Un esempio vissuto, al caro prezzo delle lacrime e del sangue del popolo italiano, di potere che distrugge e porta morte e disperazione, è stato quello del ventennio fascista, nel quale fu consentito ad un uomo evidentemente malato di compiere atti sempre più efferati, fermandolo solo quando ormai era troppo tardi. E’ questo l’insegnamento più importante che se ne trae, come peraltro è concetto di buon senso comune, oggi largamente acquisito in pressoché tutte le discipline, in primis da quella medica sino a quella che riguarda la sicurezza dei cantieri: il male va curato tempestivamente, se possibile prevenuto, perché un focolaio d’incendio trascurato può portare alla distruzione dell’intero raccolto, il che vale a dire che tutti, non solo gli addetti ai lavori, hanno il dovere civile e morale di impedire che il disastro si propaghi per scongiurare conseguenze che infine tutti dovranno piangere per anni.

Non è un caso che dopo questo male assoluto, che fu il ventennio fascista incarnato nella figura istituzionale ed umana di Benito Mussolini, l’esercizio del potere si svolse in modo da ricostruire, e anche rapidamente, il bene comune, e ciò nonostante le immani macerie materiali e morali in cui erano stati precipitati la nazione e il popolo italiano, mai prima di allora così umiliato, raggirato e devastato tanto nelle carni quanto nello spirito. Non solo le intelligenze, ma soprattutto le migliori coscienze, a costo di sacrifici anche estremi, si misero a disposizione delle generazioni martoriate dal fascismo perché fosse garantito un futuro di libertà, eguaglianza, fraternità a quelle future, con la speranza che queste ultime non avessero mai dovuto vedere con i loro occhi, sentire con le loro orecchie e la loro pelle, la disumanità di un potere che si perpetrava con la persecuzione, con la violenza, con la minaccia.

Il grande processo democratico e civile che portò alla condivisione della Costituzione Italiana – quanto mai oggi minata e vilipesa da esponenti anche di primo piano di un incipiente potere acerbo e a tratti irresponsabile – non fu solo un momento di riforma istituzionale dovuto all’adeguamento ai tempi che cambiano, come periodicamente avviene nello stato di diritto, i cui ordinamenti e le cui leggi devono necessariamente armonizzarsi al progresso delle idee, delle scienze, delle arti e delle tecnologie e, non ultimo, del sentire comune che esprime l’orizzonte verso cui una comunità vuole incamminarsi facendo tesoro degli errori che la storia le ha consegnato. Perché quel processo democratico e civile fu prima di tutto il riconoscimento, da parte di chi aveva per colpa o dolo sostenuto la dittatura fascista, che con l’esercizio autoritario del potere tutti restano sconfitti.

Perché solo dal confronto, pacifico e responsabile, si può giungere alle soluzioni ragionevoli ed idonee al progresso di tutti e non al profitto, spinto sino all’abuso, di pochi. Una società dove pochi hanno tutto – e per di più ottenuto con la frode e la violenza – e molti hanno quasi niente, non è una società ma un incubo dal quale occorre risvegliarsi prima possibile. Aprire gli occhi è indispensabile per capire che i “dittatori” di ieri e di oggi sono abili a suggestionare il popolo paventando nemici immaginari per distrarli dal loro effettivo operato, soprattutto quando questo non sia mirato a perseguire l’interesse generale ma esclusivamente a mantenere il potere acquisito, con l’intento di renderlo sempre più sciolto dai vincoli di legalità e di democraticità, per ciò tentando di smantellare i capisaldi dello stato di diritto sino al punto che la legge non sarà più eguale per tutti, ma solo per pochi.