La democrazia è finita, andate in guerra

di  Salvatore Fiorentino © 2024

Nelle dittature è tutto sempre perfetto, e pertanto non si capisce tutta questa ansia di democrazia non appena, per la prima volta nell’Italia repubblicana, i nipotini del fascismo hanno, loro malgrado, conquistato il governo del paese. Certo, non si può pretendere tutto e subito, ma occorre comunque apprezzare gli sforzi sino ad oggi profusi perché tutto torni ad essere perfetto, come si deve in una nazione con la maiuscola. Ma con qualche miglioramento, come quello dei treni che non si limitano ad arrivare con puntualità, ma partono in anticipo. E non si capisce perché oggi la sinistra e il Movimento Cinque Stelle si straccino le vesti dato che sono stati loro a determinare la vittoria della Meloni e del suo partito causando l’astensionismo degli elettori delusi e traditi dal sostegno al governo “antipopolare” di Mario Draghi.

Astensionismo che è divenuto un cronico allontanamento dei cittadini dallo Stato, come indica l’ultimo rapporto su “cittadinanza e democrazia” rilasciato dall’Università di Urbino insieme ad altri. Il che, al di là delle statistiche, è un fenomeno ormai evidente, non fosse altro che per tutti quegli italiani che sono costretti a rinunciare a fruire dei servizi essenziali quali la sanità, la giustizia e l’istruzione, dato che sono milioni le persone che non possono permettersi le cure mediche, né tanto meno di pagarsi un avvocato che ne tuteli i diritti presso i tribunali, così come anche le università pubbliche registrano numeri in decrescita, di pari passo alla svalutazione dei titoli di studio in raffronto alla dilagante e spudorata “raccomandazione” degli incapaci ed immeritevoli ancorché provvisti di mezzi, con l’alimentazione di un circolo vizioso che sta minando le fondamenta dello Stato.

Quanto al rapporto testé citato, appare allarmante il dato relativo al grado di “soddisfazione per il funzionamento della democrazia” da parte dei cittadini, visto che dopo due anni di governo Meloni è crollato dal 53% (dato rilevato nel novembre 2022) al 38% (dato rilevato nel novembre 2024). Il che vale a dire, secondo l’assunto in premessa, che con la nuova destra stiamo correndo ad ampie falcate verso la “perfezione”, motivo per cui la premier d’Italia non può che essere soddisfatta. Anche se l’opinione pubblica maggioritaria non apprezza e si astiene, una volta che è emersa la assurda gestione della pandemia da parte del governo “giallorosso” guidato dal leader dei M5S, ed una volta che appare sempre più palese come l’Occidente, presunto leader morale del mondo, abbia scelto una strategia guerrafondaia su ogni fronte piuttosto che quella della diplomazia e della pace.

Così la minoranza del paese, che però non diserta le urne e non si tira indietro, anzi approfittando del momento propizio, sgomitando e calpestando i diritti altrui per accaparrare vantaggi indebiti, invoca l’uomo (la donna) forte, le misure drastiche (al bando l’abuso d’ufficio e la legalità!) per risolvere i problemi, mandando al macero i principi di democrazia e convivenza civile cristallizzati nella Costituzione antifascista, in nome di un populismo di bassa levatura che viene contrabbandato come “destra sociale”, non essendo invece altro che una istigazione alla “guerra tra poveri”, dove c’è sempre un penultimo che viene incitato ad arrogarsi il diritto di maltrattare un ultimo, secondo la triste psicologia del “kapò”, con il tacito consenso di quella borghesia “benpensante” che detesta i “lavavetri”, e che crede che siano gli “extracomunitari” a portare miseria, malattie e violenze sulle donne.

In questo clima da basso impero decadente, persino le figure super partes come il presidente della Repubblica ed il Papa, che pure fanno sentire la loro voce il primo per fronteggiare i tentativi di indebite ingerenze sulla democrazia italiana ed il secondo perché cessino i conflitti sanguinari in Palestina e in Ucraina, subiscono una significativa flessione nella fiducia dei cittadini (6% in meno rispetto all’anno 2023, ancorché attestata attorno al 60%), segnandosi un segno meno nella fiducia per tutte le altre istituzioni pubbliche, a meno della magistratura (+3%, che però si ferma al 40%). Non si intravede alcuna “rivolta sociale” all’orizzonte, mentre appare evidente lo scivolamento verso quella che si potrebbe definire come una “guerra civile fredda”, laddove una volta che si sia diffusamente percepita la rottura del vincolo di solidarietà civile ognuno pensi per sé a scapito di tutti gli altri.