A ciascuno il suo

di Salvatore Fiorentino © 2025


Roma caput mundi. Lo è ancora, nonostante il declino dell’Italia e, soprattutto, degli italiani. Declino che, tuttavia, confrontato con quello di altri paesi, come gli Stati Uniti d’America, sembra meno grave ed appare ancora reversibile. Si pensa, solitamente, che la potenza di Roma, che si identifica nella “civiltà romana”, sia dovuta alle conquiste territoriali e alla forza militare. Ma, in verità, la principale qualità di questa civiltà fu quella di stabilire un moderno sistema di regole, che poi diedero origine a quella che viene comunemente definita come la “culla del diritto”, in cui tre principii rivestivano ruolo fondamentale: “honeste vivere“, “alterum non ledere” ed “unicuique suum tribuere“. Vivi onestamente, non danneggiare il prossimo, dai a ciascuno ciò che gli spetta. E, guarda caso, è proprio dalla ormai sistematica violazione, ad ogni livello, di questi tre cardini del vivere civile che deriva il degrado politico, sociale ed economico, che affligge la società odierna.

Basterebbe applicare e rispettare questi tre principi, nella vita quotidiana, privata e pubblica, per svuotare tribunali e carceri, liberando immense risorse materiali e morali per il benessere della società, che non è fatta dalla élite dei pochi privilegiati, spesso senza merito, ma dalla grande maggioranza delle persone comuni, private di ogni diritto ed opportunità. E ci libereremmo, finalmente e definitivamente, anche di quella parte pervicacemente deleteria della politica, sterile ed parassitaria, che ha ormai infestato ogni luogo, anche recondito, della società, causando un regresso persino antropologico nelle comunità, dove senza scrupolo si getta il seme della discordia per poi ergersi a falsi ed interessati pacificatori, continuando a coltivare nell’ombra indicibili interessi personali, traendo lucro dalla miseria altrui, sfruttando i deboli ed i bisognosi ché non hanno la forza di resistere e di ribellarsi alle ingiustizie, dovendo a stento cercare di sopravvivere.

Chi vive disonestamente, chi danneggia gli altri, chi non riconosce i diritti a chi ne ha titolo, è evidentemente mosso da una volontà, certamente criminale, di ottenere ciò che non gli spetta con mezzi illeciti, con la forza, con l’inganno, con la sovercheria, col ricatto, con la minaccia, con l’intimidazione, con l’abuso di potere, con la violenza morale e persino fisica. Questo comportamento predatorio si può osservare, nella società, dalla più piccola cellula di una comunità ristretta sino al più grande organismo quale può essere considerato uno stato nello scenario globale. Chi viola i tre principii del vivere onestamente, del non danneggiare il prossimo e del dare a ciascuno ciò che gli spetta, costituisce il germe, la causa scatenante, di ogni conflitto, di ogni guerra, ad ogni livello. Ecco perché un paese come gli Stati Uniti d’America, fatto da pionieri stranieri che sterminarono e ridussero in stato di minorità le popolazioni autoctone, ha poco da insegnare agli altri, Italia compresa.

Ecco perché chi ha professato una fede nei sistemi totalitari, siano essi fascisti o comunisti, non può dare lezioni agli altri, ma deve fare perpetua ammenda ed osservare un ascetico silenzio. E’ davvero triste, oltre che inaccettabile, dover ancora assistere alle reciproche denunce di orrori commessi da fascisti e da comunisti agitati oggi tra post fascisti e post comunisti o presunti democratici. Come se le stragi, gli eccidi, le persecuzioni, le fosse comuni, possano essere giustificate da una ideologia, come se un presunto fine superiore potesse giustificare i più disumani mezzi. E’ quello che accade oggi. Dove il genocidio di Gaza passa sotto silenzio, dove il massacro del popolo Ucraino viene lasciato proseguire senza una effettiva volontà di fermare il conflitto, dove i migranti disperati vengono lasciati morire in mare o deportati presso i lussuosi e costosissimi lager della post modernità, perché così si potranno imbonire gli elettori e prenotare il voto per un altro mandato.

Gli italiani non sono né fascisti né comunisti. Gli italiani, a parte le frange imbarbarite da una politica irresponsabile che mira al regresso culturale e antropologico del paese sicché da potersi ergere a capibanda, sono un popolo che vuole vivere in pace, un popolo che odia la guerra così come le rivoluzioni, che possiede un’altissima soglia di sopportazione in nome di questo senso di quieto vivere atavico che denota profonde radici culturali. Ma c’è sempre un limite a tutto. Nessuno può tollerare di essere derubato della libertà, di essere continuamente calpestato, di essere completamente deprivato di ogni diritto. Ecco perché dopo vent’anni venne scacciato il fascismo. Sarebbe accaduto lo stesso, forse anche prima, ove si fosse instaurato un regime comunista che avesse allo stesso modo privato i cittadini delle libertà fondamentali. Perché, come ha affermato il più vero ed autentico presidente della Repubblica ad oggi eletto, Sandro Pertini, “a brigante, brigante e mezzo”.