Il ritorno del fascismo

di Salvatore Fiorentino © 2024

L’ondata montante dell’estrema destra, con evidenti connotazioni xenofobe e antisociali, che si sta abbattendo sull’Europa è un fatto oggettivo. In Italia, l’affermazione della estrema destra quale partito di maggioranza era un fatto impensabile sino ad alcuni anni fa, ma è infine scaturito da due fattori concomitanti: il primo riguarda il progressivo snaturamento del centrosinistra, che ha avallato nell’ultimo decennio politiche fortemente antisociali (attuate in primis con il sistematico smantellamento della sanità e dell’istruzione pubbliche); il secondo deriva dal fallimento della proposta movimentista e legalitaria dei M5S, scioltasi come neve al sole nel momento di essere stati messi alla prova del governo del Paese.

E ci sono due rilevanti novità: la prima è che stavolta non ha prevalso il “centrodestra”, laddove la destra estrema ha sempre rivestito (anche ai tempi in cui era in auge la stella di Gianfranco Fini e di Alleanza Nazionale) un ruolo minoritario e mai decisivo, ma soltanto strumentale all’esigenza di equilibrare la spinta secessionista dell’altro partner “scomodo” della coalizione, la Lega, con i moderati di Forza Italia e satelliti ad essa riconducibili a tenere salda la leadership politica, peraltro indiscutibilmente incarnata nella figura di Silvio Berlusconi. La seconda è che per la prima volta il maggior partito d’Italia è quello degli astenuti, sicché l’estrema destra conquista una maggioranza relativa che è in realtà espressione di una minoranza degli elettori.

Ecco perché si dimostra inaccettabile il tentativo, già predisposto da questa destra estrema, di rendere strutturale la possibilità di ottenere la maggioranza dei seggi parlamentari anche con una rappresentanza minoritaria degli elettori. E come non vedere in questa evidente forzatura della Costituzione il ritorno della “legge Acerbo”, strenuamente voluta da Mussolini ed infine approvata, seppur con difficoltà, grazie alla quale il primo partito alle elezioni, anche col 25%, avrebbe avuta assicurata la maggioranza dei seggi. Se a tutto ciò si aggiunge il fatto che i parlamentari non sono ormai più eletti dai cittadini, ma praticamente nominati dalle segreterie o dai leader dei partiti, il dado è tratto.

Ma ciò che più appare preoccupante è la “cultura” politica a cui si ispira la destra estrema oggi al governo, che trasuda dai comportamenti, talvolta involontari, talaltra esibiti, dei suoi esponenti, non ultimi quelli che rivestono cariche istituzionali di primissimo piano. Basti pensare al presidente del Senato (all’occorrenza chiamato a svolgere il ruolo di Presidente della Repubblica vicario), che ha manifestato in più occasioni una inaccettabile ambiguità sul valore costituzionale dell’antifascismo, che è poi il crogiolo di tutti i valori di civiltà che erano stati calpestati nel Ventennio mussoliniano: la libertà, i diritti dei lavoratori, la dignità umana, la non discriminazione per genere, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali.

Per tacere di quel improvvido ministro dell’istruzione che, più realista del re, aveva inteso intimidire una dirigente scolastica in quanto “rea” di aver inviato una lettera agli studenti nella quale si richiamavano i valori costituzionali dell’antifascismo. Ma l’ondata montante di questa “cultura” della destra estrema che, più o meno marcatamente, intende rimuovere l’antifascismo come espressione dei valori fondanti la Costituzione repubblicana, è ormai evidente. Altrimenti mai un alto generale delle Forze Armate si sarebbe sentito autorizzato a propalare opinioni che cozzano con i suddetti valori costituzionali, traendo da ciò notorietà e benefici economici personali, oltre che la gratificazione di una promozione che ha lo ha di fatto legittimato pubblicamente. In questo senso, il fascismo è tornato.

(continua)

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