di Salvatore Fiorentino © 2024
Non occorre scomodare il poeta, Pier Paolo Pasolini, per capire che i poliziotti manganellano i loro simili, ossia sé medesimi. Lotte tra poveri, sempre più deprivati di diritti, di opportunità, di futuro. Ma li avete visti questi poliziotti? tremavano di fronte a pochi studentelli, perché impreparati, indifesi culturalmente, mandati al macello da un potere che gode di questi incidenti, programmati e studiati a tavolino. Il poliziotto sa che se lascia passare lo studente avrà gravi conseguenze disciplinari, rischierà il posto di lavoro, quel misero stipendio che comunque gli serve per sopravvivere. Perché quel poliziotto non vive. Morso dalla coscienza, è costretto a scegliere se continuare a comprare latte e biscotti per il suo neonato, oppure rompere la testa a una ragazza che potrebbe anche essere sua nipote, persino sua figlia. Il potere lo mette in queste condizioni atroci, disumane, aberranti. Ne fa un mostro, per poi sbatterlo in prima pagina, perché così il potere si lava le sue mani putride.
Non è storia nuova, sono secoli, millenni, che gli uomini (e le donne) si uccidono a vicenda per combattere guerre decise da altri sulle loro teste. Altri che poi banchettano ad ostilità finite, magari stringendosi in calorosi abbracci a favor di telecamera, avendo ottenuto ciascuno il proprio malcelato obiettivo: non altro che affermare le ragioni del potere a spese di innocenti vittime, sia civili che militari. Perché, in fondo, i militari non sono altro che uomini (e donne) che vorrebbero guadagnarsi da vivere, sperando sempre di operare in tempo di pace, perché a nessuno piace – tranne a quei pochi esaltati che nella divisa trovano la loro personalità mancante – andare in guerra, rischiando di lasciarci la pelle per motivi che spesso sono incomprensibili. Ancorché le guerre siano state mosse da ideali, da ragioni di difesa, esse non sono mai auspicate di chi si arruola nelle forze armate, perché sono la extrema ratio, il baratro che non si dovrebbe mai aprire per nessuna ragione al mondo.
E allora, se la colpa primaria non è dei poliziotti manganellatori, quali meri esecutori di ordini, questa non sarà forse del ministro di polizia? Certo, egli è chiamato a salire sul banco degli imputati, a rispondere in parlamento, fin quando ci sarà un parlamento. Ma anche costui non è altro che una marionetta nel teatro del potere, un uomo che ha creduto di scalare le posizioni sociali grazie alla militanza politica, che è stato mosso dall’ambizione, talvolta senza freni, ma che ad un certo punto deve pagare, e con gli interessi moratori, il conto. Sarà la vittima sacrificale da immolare, nel momento in cui il potere si vedesse minacciato dalla montante opinione pubblica, inorridita nel vedere una ragazza sanguinante sol perché si era recata ad una manifestazione in cui si invocava la pace, il cessate il fuoco, la pietà per i poveri bambini palestinesi, che sembrano nuovi cristi in una terra abbandonata da dio, martiri indifesi da tutti, per ragioni che la storia non vuole superare, come se fosse inevitabile un popolo reietto in perenne stato di oppressione.
E se non fosse neppure il ministro di polizia il vero colpevole? allora sarebbe per caso la presidente del consiglio? la post fascista Giorgia Meloni, una donna che quasi si vergogna di essere donna, preferendo essere chiamata “signor presidente”? Una che ha dimostrato di non avere avuto la capacità di superare i complessi di inferiorità politica e financo personali, che ne zavorrano la personalità, come avvenne per il suo avo politico Benito Mussolini. Con la conseguenza di inquinarne le decisioni, di offuscarne la visione, di renderla pericolosa per il popolo e la nazione che deve guidare, rischiando di cedere senza remore ai diktat dei poteri che la vogliono in quel posto di comando solo a condizione che esegua senza discutere gli ordini di chi conta veramente nel mondo occidentale: gli USA. La Meloni è stata scelta dai poteri atlantici perché si è resa supinamente disponibile ad ogni loro desiderata, rivoltando in modo ignobile quanto aveva affermato in precedenza.
L’adesione acritica alla dottrina USA, per interposta Europa, dimostra la gravissima e pericolosissima regressione culturale e politica compiuta dall’Italia dopo la fine della cosiddetta “prima repubblica”. Craxi e Andreotti, ma anche tutta la classe politica del tempo, mai erano stati così supini alle volontà degli altri paesi stranieri, USA in primis. Che la odierna predicatrice della sovranità nazionale si sia prestata a questa evidente sudditanza appare uno scherzo della storia, ed anche, citando Hegel, un’astuzia della Ragione. Quella Ragione che rappresenta la legge del più forte e non quella dello stato di diritto, una legge che preserva i potenti sacrificando tutti gli altri. Una legge a cui il parterre politico (si fa per dire) attuale italiano si è reso succube senza neppure discutere. In Italia non esiste opposizione, perché è ormai consolidato il pensiero unico, e tutti quelli che non sono nella compagine di governo pro tempore recitano la parte in commedia loro assegnata, quella di abbaiare alla luna, tanto chi deve governare governi, sotto dettatura. O dittatura.