di Salvatore Fiorentino © 2024
Secondo la vigente Costituzione italiana, ritenuta ad oggi una delle migliori al mondo, l’essere umano, inteso come persona, è e deve essere sempre al centro della realtà fattuale e giuridica, essendo ogni altro aspetto servente allo stesso. Questo assunto fondamentale si realizza solo attraverso i principii di eguaglianza e solidarietà, secondo cui ciascun componente della comunità deve responsabilmente contribuire, proporzionalmente alle proprie capacità e al ruolo ricoperto – che ha comunque il diritto-dovere di migliorare – al progresso morale, sociale e materiale della stessa comunità di cui è parte integrante. Il motore di questo processo non può che essere il “lavoro”, senza il quale nessuna società può sopravvivere né tanto meno progredire. Non a caso sul “lavoro” si fonda la Repubblica.
E non si vuole ora ritornare sull’annosa ed indirimibile – per certi versi sterile – diatriba tra “comunismo” e “capitalismo”, ma focalizzare l’attenzione su “cosa” e “chi” oggi sono diventati rispettivamente il “lavoro” e, di conseguenza, il “lavoratore”, nel frattanto che i leader sindacali di CISL-CGIL-UIL non la smettano di sbraitare inutilmente, come da almeno un trentennio sono soliti fare, ogni primo maggio, salvo poi ottenere un seggio parlamentare. Perché non si può negare che il sindacato in Italia sia divenuto non altro che un’ulteriore sovrastruttura di potere parassitaria in danno del lavoro e dei lavoratori, lasciando questi ultimi in balia di sé stessi e di un tessuto datoriale sempre meno qualificato e, pertanto, sempre più portato ad attuare politiche di sfruttamento invece che di innovazione.
E, quindi, chi è oggi il lavoratore? Viene considerato sempre più spesso un problema che una risorsa, con la conseguenza che si tende alla sua progressiva dequalificazione, nel momento che si propende verso l’affermazione di quello che si può ora definire come “lavoro artificiale”, ossia svolto da macchine in grado di auto-gestirsi e persino di auto-costruirsi, mediante l’applicazione estensiva della cosiddetta “intelligenza artificiale”. Nel frattanto, Stellantis (tanto per citarne una) per un verso moltiplica profitti, dividendi e incentivi elargiti ai vertici aziendali e per altro programma il reclutamento di almeno il 75% degli ingegneri dai paesi emergenti perché disponibili ad accettare retribuzioni pari ad un quinto di quelle attualmente correnti nel mercato del lavoro europeo o statunitense.
Quel genio di Kubrick, già nel 1968, aveva previsto tutto (il famigerato HAL 9000 nel film “2001, A Space Odyssey”), con l’astronauta che messo alle strette dal computer di bordo era costretto a staccargli letteralmente la spina. Ma oggi sarà possibile? probabilmente no, dato che già si verificano casi di robot che aggrediscono l’uomo. Ed in questo processo di evoluzione tecnologica (ed involuzione culturale e sociale) il lavoratore viene ridotto al rango deteriore di merce, sicché da poter essere sostituito con un “prodotto” più innovativo e soprattutto conveniente per chi detiene la proprietà dei mezzi di produzione (e qui Marx è sempre di grande attualità). Il lavoratore in carne e ossa non potrà quindi pretendere né ottenere diritti superiori a quelli di una macchina, a cui finirà per restare subalterno.
Non vi è dubbio che nasceranno nuove forme di lavoro, nuove attività in cui il fattore umano resterà comunque determinante, ma ciò non toglie che si traguardino all’orizzonte interrogativi quanto mai inquietanti: chi controllerà l’accesso a queste nuove forme di lavoro affrancato dalle macchine? chi potrà disporre delle risorse per accedervi? tutto sembra volgere verso un nuovo mondo diviso tra pochi eletti e una moltitudine di sudditi. Secondo autorevoli pensatori (sulle orme di Marx) il lavoratore non potrà essere liberato dalla sua mercificazione sino all’abolizione del “capitalismo”. E chi garantisce che con la fine del capitalismo non permangano le altre forme (tecnocratiche) per il suo svilimento? Diversamente, la radice del problema è il rispetto delle regole, che ci sono, quelle che oggi la “politica” aborre.