Fascismo è mafia

diSalvatore Fiorentino © 2024

In tempi in cui la democrazia, quella effettiva e non solo formale, sembra minacciata non tanto dai paesi governati da leader “autocratici”, ma all’interno del cosiddetto “Occidente”, quest’ultimo ritenuto (da sé stesso) quale modello da esportare nel resto del mondo, appare interessante indagare, perlomeno dal peculiare versante italiano, sulla natura di due “virus” che hanno attaccato (e attaccano), con esiti devastanti, la libertà dei cittadini di questo Paese. Non si vuole, ovviamente, ripercorrere, ancorché in combinato disposto, la storia del fascismo e la storia della mafia, materie su cui esiste una sterminata letteratura, ma, più semplicemente, tentare di estrarre l’essenza (“dna” o “algoritmo”) di questi fenomeni esiziali, per verificare la tesi secondo cui fascismo e mafia presentano diversi punti di identità, sino a potersi affermare che “fascismo è mafia” e viceversa.

L’essenza della mafia. Rispetto a tutte le organizzazioni di stampo mafioso, la “mafia” propriamente detta, ossia quella che ha avuto origini in Sicilia, manifesta la peculiarità di una struttura verticistica, alla sommità della quale vi è il “capo dei capi”. Viene osservato spesso che la mafia, per sua natura costitutiva, non sia incline a mostrarsi, prediligendo l’azione sottotraccia. In verità, la mafia si mostra utilizzando modalità e linguaggi che le sono congeniali, essendo radicata nel territorio, di cui assume il controllo “militare” in antagonismo alla presenza (talvolta flebile e non percepita) dello Stato. Motivo per cui queste modalità e linguaggi non possono che essere “alternativi” e “sostitutivi”, sebbene ancora più pregnanti, di quelli utilizzati dalle istituzioni democraticamente legittimate, basandosi sulla “forza dell’intimidazione” che deriva dal vincolo associativo.

L’essenza del fascismo. Rispetto a tutte le altre dittature, il fascismo italiano si distingue per via del processo di totale identificazione con la personalità di Benito Mussolini, non a caso ancora presente nelle menti e nei cuori di un esercito di nostalgici, alcuni dei quali ne espongono il busto commemorativo presso le proprie abitazioni, come pare siano usi addirittura alcuni esponenti delle istituzioni. Questo vale a dire che tutto ciò che non sia gradito al duce diventa immediatamente “fuorilegge” ed in quanto tale deve essere eliminato senza alcuno scrupolo. E con modalità eclatanti, che servano da implacabile deterrente per chi osasse riprovare a turbare il sonno del duce il quale tuttavia, come narra la leggenda, non dorme mai semmai riposa, avendo occhi e orecchie ovunque, grazie ai propri prezzolati delatori, donde il terrore incusso nella popolazione.

Mafia non è fascismo. Confrontando i tratti genetici di mafia e fascismo, se ne ricava immediatamente che la mafia non è assimilabile al fascismo. Manca, difatti, l’elemento costitutivo essenziale, ossia quello per cui giammai la mafia aspirerebbe ad assumere un ruolo istituzionale – e non rileva che sia democratico o meno – perché la missione della mafia è sin dalle origini complementare e parassitaria rispetto a quella del potere costituito, qualsiasi esso sia. E’ il motivo per cui la mafia delega alla politica ogni attività in proprio favore, spostando le preferenze su questo o sul quel candidato, su questo o su quel partito, a seconda che siano ritenuti più vantaggiosi, senza alcuna considerazione ideologica, potendosi ammettere anche – come è in effetti in alcuni casi realmente avvenuto – il sostegno a forze politiche dichiaratamente (negli intenti) “legalitarie” e “antimafiose”.

Fascismo è mafia. Opposta è invece la conclusione a cui si perviene se si invertono i termini della questione (invertendo i fattori il prodotto in questo caso cambia). Il fascismo contiene in sé tutti i tratti costitutivi della mafia, per cui si può senz’altro affermare che “il fascismo è mafia” (anche, non solo). Basti pensare che il fascismo fonda il suo potere sull’intimidazione fisica e morale, come dimostrano i diversi ed efferati omicidii “politici”, quello di Giacomo Matteotti in primis. E le fonti storiografiche più aggiornate convergono nel ritenere che il delitto Matteotti fu il vero abbrivio del fascismo, la sua pietra miliare, oltre la quale ogni remora fu sepolta, sino all’abominio di tutto quanto il regime fu infine capace, grazie al consenso malato di larga parte della popolazione, solo troppo tardi avvedutasi. Cosa è cambiato oggi? Niente, a parte i metodi per eliminare le figure scomode.

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