di Salvatore Fiorentino © 2024
Chi non rispetta un uomo (nel senso di essere umano) non è degno di essere un uomo. Chi accampa scusanti, attenuanti, ideologie, filosofie, arzigogolii, per mancare di rispetto ad un uomo, non merita di essere neppure ascoltato. Perché non é. Il rispetto inteso come riconoscimento dell’altro come sé, come legge universale che non può essere derogata per nessun motivo, per nessuna convenienza, per nessuna emergenza, per nessuno e per niente. Perché nel momento che l’essere umano è venuto al mondo (gettato, secondo alcuni), non può più tornare indietro, egli sarà e sarà stato, e non potrà mai essere annullato. Come dimostra il timore che incutono certi grandi uomini anche, e ancora di più, da morti.
Rispettare l’uomo, quindi, significa rispettare l’eternità, ossia il creato, secondo chi crede un dio creatore. Comunque sia, il principio da cui origina la vita, e la vita umana in particolare. Chi non rispetta l’altro come sé, innanzitutto offende sé stesso, si espone in uno spettacolo mortificante, degradante, che provoca sconcerto, attonimento, espressa o tacita riprovazione. Si può mancare di rispetto all’altro come sé senza un preciso interesse o per perseguire un dato obiettivo. Nel primo caso si è di fronte, generalmente, ad un complesso di inferiorità, talmente esacerbato che non riesce a trovare sfogo e superamento nella costruttiva competizione, per annegarsi nello sfregio, nella distruzione di chi appare inarrivabile.
Spesso si manca di rispetto all’altro come sé perché si persegue un disegno scorretto, illecito, talvolta efferatamente criminale. Anche in questo caso, si denota una forma di latente inferiorità, la consapevolezza di non poter raggiungere il proprio obiettivo in modo lineare, rispettando le regole della convivenza civile, oppure perché si pecca di ingordigia, di potere e di denari, con una pulsione bulimica ad accumulare, possedere, che non troverà mai soddisfazione e che anzi sarà tanto meno appagata quanto più crescerà l’entità dei possedimenti materiali, a cui corrisponderà uno speculare depauperamento morale, dato che per ogni denaro od oncia di potere ammassati si sarà smarrito un granello di coscienza.
Il mafioso. Rappresenta l’idealtipo umano (recte: subumano) che più viene meno al rispetto dell’altro come sé, secondo solo a chi – come si dirà – con questi intrattiene rapporti ambigui. Non a caso il mafioso si definisce “uomo di rispetto”, mentre ne é agli antipodi, allo stesso modo di chi si autoproclama “onesto”, ma non lo dimostra con il suo agire. E’ temuto perché abile a colpire alle spalle senza farsi scrupolo, in ciò denotando tutta la sua infima caratura morale. Non riuscendo nell’intento con l’arma della adulazione, della corruzione e della intercessione politica, ricorre alla minaccia, all’intimidazione, all’estorsione, in un crescendo di violenza, prediligendo la via della delegittimazione di chi non si piega ai suoi voleri.
L’amico del mafioso. Sotto il profilo del rispetto dell’altro come sé, costui è caduto ancora più in basso del mafioso, dato che ha scavato il fondo dell’ignominia per perseguire il suo bieco e miserabile tornaconto personale. E’ colui che al mafioso apre la porta, indicandogli la strada per colpire l’obiettivo che invece avrebbe il dovere di tutelare, quanto meno moralmente. Talvolta è così abile da ingannare persino il mafioso, tradendone l’amicizia (se così si può definire), usandolo alla bisogna come un utile idiota per raggiungere i suoi obiettivi, di denaro e di potere, per abbattere ogni ostacolo che gli si presenta sulla strada infernale del proprio egoismo, nella disperata ricerca di riempire un vuoto esistenziale incolmabile.
(10 ottobre 2020)