Melonitaliani

di  Salvatore Fiorentino © 2025

E’ tornata di moda la lettera “M”. E tra i tanti possibili rimandi che la mente elabora in una frazione di secondo, quello che infine prevale è uno solo: Meloni. E’ l’uomo politico (visto che ci tiene a farsi chiamare “signor Presidente”) del momento, colui che è riuscita dove un neppure un pur capace e arguto Gianfranco Fini poté arrivare: alla presidenza del governo italiano. Eppure, diversamente dalla Schlein, la Meloni l’hanno sentita arrivare tutti, perché ha preso una gran rincorsa per saltare sul carro del vincitore. Ed adesso non ha alcuna voglia di scendere. A qualunque costo. A costo di portare l’Italia in guerra col mondo, a costo di rinnegare il suo programma politico sul quale ha ottenuto i consensi di un terzo degli aventi diritto al voto. Perché la maggior parte degli elettori italiani ha preferito passare la mano, scottata dalla truffa dei Cinque Stelle, sedicenti apriscatole del potere per conto dei cittadini, in verità poltronisti come mai si erano visti nella storia d’Italia.

Ma va detto che il signor Presidente Meloni non ha alcuna colpa. Perché sono gli italiani ad essere attratti della lettera “M” (a parte l’eccezione, che conferma la regola, di Aldo Moro, difatti lasciato morire e – fatto ancora più sconcertante – lasciato ritrovare cadavere nell’angusto bagagliaio di una Renault 4 rossa, come a volerne umiliare ad imperitura memoria la statura politica e morale). Non tutti gli italiani, certo, ma quella parte che oggi si reca alle urne e quindi garantisce una minoranza di consensi che poi si traveste da maggioranza di governo del paese. Fermo restando che chi rimane inerte di fronte al prevalere di una minoranza è quanto meno complice. Senza questa natura degli italiani, in buona ma decisiva minoranza sfegatati sostenitori del duce di turno, ed in maggioranza immobili e pavidi pur nella consapevolezza di un disastro in fieri, Benito Mussolini sarebbe rimasto un anonimo maestrino di scuola e la Meloni una politicante da strapazzo.

Non lo scopriamo adesso. Lo sapevamo, e lo sappiamo. Perché, come sempre accade, le più grandi verità ce le consegna la letteratura. E come non ricordare al proposito le parole di Giacomo Leopardi, quando scriveva (Zibaldone) : “L’abuso e la disubbidienza alla legge, non può essere impedita da nessuna legge”. Non sono infatti le buone leggi a fare migliore una società, ma è una società migliore a fare buone leggi. Figurarsi poi, come hanno fatto in successione PD, M5S e FDI, se la politica ad un certo punto decide che abusare dei pubblici uffici non è più un reato. Cosicché la M. di turno è sinceramente convinta che la “ragion politica” possa giustificare qualunque misfatto. E da qui al baratro il passo è breve. E se c’è qualche onesta e coraggiosa persona che voglia ancora oggi vestire i panni della Cassandra, ossia di colei che avvisava per tempo onde non attuarsi decisioni dalle gravi e nefaste conseguenze, sappia che si tratta di panni alquanto scomodi e pericolosi.

Gli italiani erano (quasi) tutti fascisti al tempo di Mussolini, salvo poi diventare improvvisamente (quasi) tutti anti-fascisti una volta che il regime si era autodistrutto. “Resistenti”, a parole. Basti pensare che, come riferisce la storiografia senza veli, i Partigiani erano appena 1500 nel settembre del 1943, non più di 30.000 nella primavera del 1944 e almeno il doppio in estate, quando la liberazione di Roma e Firenze annunciava la vittoria degli alleati. Per lo più erano renitenti alla leva, imboscati senz’arte né parte, solo la minoranza (come avviene sempre) era mossa da nobili ideali. E non a caso diventeranno 250.000 al 25 aprile 1945 e milioni a guerra finita. Oggi gli italiani sono pressoché tutti antifascisti, compresi i post fascisti, da quando Gianfranco Fini dichiarò che il fascismo era il “male assoluto”, a parte, per ignoranza crassa e irresponsabilità tipica degli adolescenti, la “gioventù meloniana” che inneggia al nazi-fascismo senza capire nulla di quello che dice.

Ma gli italiani oggi sono meloniani pro tempore. Così come erano illo tempore grilini, berlusconiani, renziani, craxiani, andreottiani. In una parola, “Franza o Spagna” purché se magna, Guicciardini dixit (ed ancora una volta la letteratura docet). Perché gli italiani, come osservava il poeta di Recanati sopra citato, sono dei filosofi della praticità. Hanno capito che è più utile assecondare il potere che combatterlo, adularlo piuttosto che criticarlo, anche se si prova profondo disgusto per esso. Tanto sanno che presto o tardi passerà, e nel frattempo cercano di ottenere quanti più benefici possibili. Lo ha scritto anche Giuseppe Fava, giornalista assassinato perché metteva a nudo il potere che con la mafia faceva affari: “amico mio, chissà quante volte hai dato il voto ad un uomo politico così, sol perché ti poteva garantire la promozione in un concorso, l’assunzione di un tuo parente, una licenza edilizia di sgamo. Di tutto quello che accade oggi in questa nazione, la prima e maggiore colpa è tua“.