Aristodemocrazia

di Salvatore Fiorentino © 2020


Dopo il fallimento del M5S – ultimo ritrovato della “demo”-crazia, a dire dei fondatori, che avrebbe riportato il cittadino al centro delle decisioni mediante il riavvicinamento alle sedi istituzionali del “potere” – si dimostra inutile ogni ulteriore diatriba sulle tecniche di architettura legislativa in materia elettorale, con riforme costituzionali o senza, mentre appare indispensabile un profondo ripensamento dell’essenza stessa della democrazia e del modo in cui può essere effettivamente realizzata nella temperie dei mutamenti epocali.

Innanzi tutto va rilevato, come i fatti recenti testimoniano, il fallimento tanto dei profeti della “antimafia” che di quelli della “onestà”. E’ ormai evidente che chi ha combattuto e combatte tanto le dinamiche politico-mafiose quanto quelle della devianza in genere, non ne ha mai fatto “professione” né motivo di vanto, agendo nell’adempimento di ciò che ha ritenuto essere un dovere, prima ancora morale che giuridico, senza secondi fini di sorta, difatti pagandone personalmente il prezzo con sacrifici e rinunce, e senza mai rivendicarlo.

Ed in secondo luogo deve evidenziarsi come “democrazia” non possa significare rappresentanza dei cittadini da parte dell’uomo (o donna) qualunque, come la retorica “grillina” ha inteso propagandare, che entri nei luoghi istituzionali per prenderne possesso in nome del “popolo”. Capiterà, infatti, che tra questa massa informe di aspiranti vi sia anche – ma sarà un caso raro – la persona dotata delle indispensabili qualità per rivestire ruoli politici e di governo della cosa pubblica, mentre per lo più si tratterà di opportunisti ed avventurieri.

Né si può parlare propriamente di “democrazia” quando la struttura di una forza politica organizzata in partito o movimento risponda a logiche aziendali più o meno evolute, dove tutto è deciso nelle segrete stanze da pochi e talvolta occulti capi che ne detengono la chiave, dove non si elabora una riflessione politica che rispecchi le istanze e le esigenze dei cittadini per condensarsi in una visione strategica, ma si assemblano format per catturarne il consenso, a cui deputati e senatori debbono uniformarsi, sotto la stretta sorveglianza dei responsabili della comunicazione.

Diversamente, affinché si realizzi una effettiva democrazia, occorre che ad occuparsi della cosa pubblica siano i “migliori”, il che rimanda al concetto di “aristocrazia” nell’accezione scevra da ogni possibile degenerazione. “Migliori” sotto il profilo del disinteresse personale, dell’indisponibilità al compromesso ai danni del bene comune, dell’orgoglio di servire l’interesse pubblico, del coraggio di assumere gravose responsabilità, dell’equilibrio nel ponderare i confliggenti interessi, della capacità di ricercare soluzioni nell’interesse generale.

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