Il marketing della democrazia

di Salvatore Fiorentino © 2020

Come si può garantire la democrazia dall’assalto dei guru della comunicazione pubblicitaria? Come si può tutelare l’elettore dalla “pubblicità” ingannevole? Come si può evitare che i (video) messaggi politici siano sempre più spot pubblicitari che nulla hanno a che invidiare alle pratiche di telemarketing? Come si può arrestare la deriva verso un’offerta politica che è sempre più “packaging” e sempre meno “prodotto”? Abbiamo riso con il “Vinci Salvini”, un gioco per certi versi surreale e per altri aberrante, ma siamo saturi di manifestini virtuali diffusi via social network (“collegatevi!”).

Questo pericoloso virus che si è insinuato nella vita pubblica minacciando la formazione democratica e consapevole del consenso ha fatto il salto di specie nel 2013 con l’ondata del Movimento Cinque Stelle, dopo essersi affacciato per la prima volta sulla scena nel 1994, quando il cosiddetto “partito di plastica” di Berlusconi sovvertì un esito elettorale che per molti era scontato, con la già annunciata vittoria dei “Progressisti”, ossia i sedicenti migliori, eredi del PCI, che erano rimasti, bontà loro, intonsi dopo il tornado di “Mani pulite” che aveva spazzato l’Italia.

Il M5S ha fatto largo uso dei metodi già da tempo in voga presso la “democrazia” americana, anche grazie a sistemi informatizzati che, mediante algoritmi e analisi massive di dati, hanno consentito una profilazione “scientifica” dei vari target presenti nell’elettorato, puntando verso quella che era una domanda da decenni insoddisfatta, ossia di “giustizia sociale”, nel senso dell’agognato ripristino delle basilari regole della convivenza civile. Ecco che dopo la “chiesa” dell’antimafia si è assistito all’avvento di quella dell’ “onestà”, con tutto il corollario di profeti e celebranti.

Ma come in ogni “Truman Show” che si rispetti, in una sorta di “Grande Fratello” nazionale (Casalino non è a caso a capo della “comunicazione” pentastellata, un oscuro ufficio speciale che detta ordini a deputati e senatori che devono stare al gioco pena l’uscita di scena), gli orizzonti mirabolanti, i paesaggi fantastici della terra promessa del “cambiamento”, si rivelano presto quinte di cartapesta, scenografie che perdono pezzi, muri posticci che servono a celare l’inganno della massa, quella massa che era ormai sfuggita dalle urne costituendo il primo partito d’Italia: gli astenuti.

Una bomba sociale ad orologeria, che senza averne consapevolezza, costituiva una formidabile minaccia per il “potere”, una moltitudine di popolo ormai insensibile alle “narrazioni” tradizionali della politica, disilluso dalle promesse degli “onorevoli” delle segreterie di vecchio stampo, in esaurimento come le piccole mercerie di quartiere soppiantate dei grandi centri commerciali extraurbani. Perché la metamorfosi che si è realizzata è proprio questa: il concentramento degli elettori sperduti ora attirati e soggiogati in questo virtuale “centro commerciale” della democrazia.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: