American Party

di Salvatore Fiorentino © 2021

La festa di Renzi si è finalmente conclusa. Chi pensava che si trattasse della solita manfrina da prima repubblica per ottenere qualche poltrona in più è stato smentito dai fatti. Ma anche chi continua a credere che le due ministre e il sottosegretario di Italia Viva siano stati sacrificati in nome del narcisismo smisurato dell’ex segretario del PD è fuori strada. Perché invece si tratta di una festa tutta “americana”, di una svolta impressa dal neo potere USA che ha scacciato dalla Casa Bianca l’ingombrante Donald Trump, considerato troppo vicino a “Giuseppi”, reo di non aver preso le distanze.

Chiarissimi i riferimenti e le deferenze di Renzi per il neo presidente Joe Biden e per l’ex presidente Barack Obama nel corso della conferenza stampa di addio al governo Conte. Separazione consensuale, con accettazione immediata delle dimissioni della rappresentanza renziana nel cabinet da parte di un premier che ora è alla ricerca di 18 senatori, più o meno, per poter continuare il percorso sino alla fine naturale della legislatura, quando si spera di poter raccogliere i frutti a pandemia domata, per rilanciare l’alleanza, ormai strutturale, PD-M5S, americani permettendo.

E non sarebbe il disaccordo sul Recovery Plan la vera questione della rottura consumatasi. Che invece andrebbe rintracciata nell’altro stop imposto da Renzi, la questione sulla “cybersecurity”, ossia il progetto di Conte – al quale viene rimproverato di non aver delegato il controllo sui servizi segreti – di una struttura accentratrice che, secondo fonti interne al Copasir (comitato parlamentare che controlla che l’attività dei servizi sia conforme al dettato costituzionale), sarebbe destinata a costituire l’ossatura di un nuovo sistema di potere in stile “bonapartista”, il futuro partito del premier.

La crisi aperta da Renzi ha tuttavia il merito di aver mostrato a tutti lo spessore davvero inconsistente della pattuglia di ministri pentastellati, così come del loro vate Beppe Grillo. Avanti con Conte, è lo slogan di chi si sente vacillare pericolosamente la poltrona, ministri che nelle ultime ore hanno alacremente incrementato l’attività in cui sono per lo più impegnati, quella di postare sui social network annunci propagandistici con tanto di loro ritratti in pose improbabili, il che stride con la drammatica situazione che è vissuta dai cittadini, i quali difatti non comprendono le ragioni di questa crisi.

Così, se il centrodestra cerca di ricompattarsi per sfruttare a proprio vantaggio l’esito del duello tra Conte e Renzi, magari proponendo al presidente della repubblica un improbabile ribaltone politico, i pentastellati, con a capo l’ex capo politico Di Maio, hanno raggiunto un livello tale di disperazione che sdoganano persino Mastella, per non parlare dei berluscones, forti della benedizione in tal senso impartita dal direttore de Il Fatto Quotidiano, che ha mutato il suo lessico da “voltagabbana” in “responsabili” per designare quei malcapitati che correranno in soccorso del Conte III.

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