Né Draghi né Conte, l’Italia merita altro

di Salvatore Fiorentino © 2021

Come al solito, il “dibattito” all’italiana vede da un lato i tifosi del nuovo (vecchio) premier Draghi e dall’altro quelli del vecchio (nuovo) premier Conte. I fatti dimostrano che né l’uno né l’altro possono rappresentare il futuro dell’Italia, che merita altro, quanto meno sulla base delle potenzialità virtuose, al netto dei peccati atavici e dei vizi congeniti del Paese già ben declamati dal sommo Poeta, eppur sono trascorsi 700 anni dalla sua morte. Al confronto, alquanto ottimistica era la prospettiva del “mai umano” (100-150 anni) indicata dal genio incompreso Tomasi di Lampedusa affinché qualcosa potesse cambiare per davvero, quanto meno in questa Sicilia che dell’Italia è stata sempre laboratorio, sentina di quanto peggio e di quanto meglio si potesse immaginare e sperare.

Se Draghi incarna il “deep state”, la faccia visibile dei poteri occulti che intendono servirsi dei popoli quali mandrie da pascolare e sfruttare per i loro supposti interessi superiori, Conte veste a pennello i panni del parvenu che promette una rivoluzione che non potrà mai mantenere, anch’egli figlio minore di quel “sistema” contro cui, in un ritrovato ardore adolescenziale, vorrebbe combattere per il “cambiamento”. Rivoluzione peraltro ammorbidita se non del tutto sopita con il recente annuncio della “rifondazione” del Movimento Cinque Stelle, che si appresta a divorziare con l’erede del padre co-fondatore Gianroberto Casaleggio, motivo per cui il sedicente “avvocato del popolo” torna utile per il disbrigo delle faccende legali, in una guerra di cavilli umiliante per tutti.

La verità è che più Draghi e Conte parlano di cose di cui non sono competenti (la politica in primis) più si rende evidente la loro nudità (inadeguatezza) di fronte ai cittadini. Adesso non si contano le gaffe di Draghi, ed a nulla serve che certa stampa servile corra in soccorso per tentare maldestramente di tappare le falle clamorose con un dito. E chi pensi che un banchiere o un avvocato professore universitario possano prestarsi con successo al ruolo di leader di un paese in mezzo al guado tra un passato che non passa e un futuro che non arriva è quanto meno in mala fede. Non si è ancora manifestato chi possa cambiare le sorti della politica italiana, ed il fenomeno M5S è stata un’occasione perduta, biodegradata per dissolversi infine nel fiume inquinato del Partito Democratico.

Ma chi può mai pensare che Draghi, uno dei protagonisti della finanza globale, allevato presso il Massachusetts Institute of Technology negli anni ’70, corresponsabile della stagione delle privatizzazioni selvagge dei gioielli dell’impresa di Stato italiana, per tacere d’altre vicende oscure (come quella riguardante i famigerati “derivati”) delle quali si è sempre dichiarato estraneo, possa oggi incarnare d’incanto i valori della giustizia sociale, dell’equità, della tutela delle fasce deboli, dei diritti dei cittadini invece che quelli di cui è stato da sempre rappresentante e latore, ossia il primato della moneta (l’Euro), del profitto e degli interessi dei colossi economici e finanziari, “whatever it takes” (a qualunque costo)? Evidentemente, gli sprovveduti o gli osservatori in mala fede.

E chi può mai pensare che Conte, avvocato civilista di grido, collaboratore e allievo di uno dei più potenti baroni accademici d’Italia, professore universitario e consulente dalle parcelle d’oro, possa indossare veramente i panni dell’ “avvocato del popolo”, difendendo a titolo gratuito la causa (persa) dei diritti sempre più calpestati dei lavoratori, visti oggi come carne da macello da sacrificare in nome di quel salvifico (per i poteri finanziari) “whatever it takes” di draghiana memoria? Ancora più evidentemente, gli illusi cronici oltre agli sprovveduti irredimibili. E non è un caso che Conte stia procedendo alla definitiva “sanificazione” del M5S, sotto le mentite spoglie di quelle vaghe idealità che il Principe di Salina riteneva fossero il bagaglio indispensabile per l’homo novus che sapesse prendere in giro sé stesso.

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