Brusca e il fallimento dello “Stato-mafia”

di Salvatore Fiorentino © 2021

Non ci convinceranno mai che il “contributo” (ma bisognerebbe davvero pesarlo con la bilancia della giustizia) dato da un “pentito” (ma chi commette crimini così efferati non si pentirà mai) come il vigliacco boss mafioso Giovanni Brusca possa valere lo sconto di pena che consente a costui la sfrontatezza di ripresentarsi al cospetto dei cittadini onesti tra cui i parenti e gli amici delle vittime innocenti. Che ciò avvenga in tempo di mascherine, restrizioni e di coprifuoco agevola questo figuro dalle sembianze mostruose, dato che non immaginiamo come possa avere il coraggio di presentarsi in un luogo pubblico, in un bar, in un ristorante, in un teatro. Non c’è sofisma giuridico, né alcun sommo giurista che potrà mai dimostrare che la scarcerazione di un siffatto assassino possa rientrare nel concetto di “giustizia”.

Secondo Silvana Saguto, che ne riferiva incidentalmente in una delle sue conversazioni imprudenti poi intercettate, Giovanni Brusca ha continuato a gestire il suo potere e soprattutto ad incrementare il suo patrimonio dal carcere. Che verosimilmente non verrà mai ricercato e scoperto così come non venne perquisito il covo di Riina, quell’appartamento in proprietà del figlio di un noto dirigente del PCI siciliano, un tale ingegnere che riusciva ad aggiudicarsi lavori con la protezione della Cosa nostra corleonese, quando questa ancora dominava il regno degli appalti siciliani, distribuendo le carte al tavolo in cui sedevano primarie società del nord Italia, quelle stesse coinvolte nel famigerato dossier “mafia e appalti”, ma anche nella ricostruzione post sisma della Valle del Belìce. Fiumi di miliardi e di sangue.

Brusca è quello che in gioventù, dopo un efferato omicidio commesso tra la folla di un paese in festa, andava a “festeggiare” l’impresa presso un noto locale di San Giuseppe Jato, la sua tana, divorando famelicamente un pollo intero. Scene che sembrano tratte dalla trilogia di Francis Ford Coppola, ma che superano in realtà la più fervida immaginazione del cineasta italo-americano. E chissà oggi dove andrà a festeggiare questo “verru” (così lo hanno soprannominato, ossia “porco”, e sono stati anche gentili), magari preferirà ancora rotolarsi tra il letame della propria coscienza, tra il fango putrido della palude della sua immonda esistenza, tra i rifiuti pericolosi della discarica della sua vita, quella stessa che ha causato la morte di decine e decine di persone, anche innocenti e in tenera età.

C’è da chiedersi se lo “Stato”, o quello che è stato da alcuni definito come “Stato-mafia”, gli dovrà concedere persino la protezione, se non una vera e propria scorta, ammesso che Brusca, se fosse veramente un “pentito”, dovrebbe seriamente essere in pericolo di vita. Magari beneficierà di laute provvigioni di “Stato”, quelle stesse che non sono previste per i poveri cristi, per coloro che hanno sofferto e patiscono la fame, ma che non hanno mai immaginato di torcere un capello a nessuno, né hanno mai rubato un pacco di biscotti al supermercato. Oppure lo “Stato” lo lascerà libero di continuare a gestire indisturbato i suoi affari nei settori tipici della mafia votata alla “transizione ecologica”, rifiuti ed energie rinnovabili, controllando aziende e territori per imporre il suo dominio incontrastato.

Brusca è stato assoldato, scritturato, da quello stesso “Stato” che doveva inscenare la saga dello “Stato-mafia”, perché si distogliesse l’attenzione dalla vera questione rilevante, il perpetuarsi del rapporto tra mafia e politica, e quindi tra mafia e affari, tra mafia e raccolta del consenso popolare, tra mafia e sottosviluppo del territorio, ossia tutto ciò che è rimasto sepolto insieme al dossier “mafia e appalti”. Si è così costruita una gigantesca “fiction”, con l’immancabile primula rossa interpretata da un certo Matteo Messina Denaro, mitizzato così come lo furono Totò (u curtu) Riina e Bernardo (Binnu) Provenzano, solo che i tempi cambiano e ai rozzi corleonesi è dovuto subentrare il mafioso al passo con la tecnologia. Ma, oggi, con la scarcerazione di Brusca, il fallimento di questo “Stato-mafia” esplode.

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