M5S, autopsia di un successo

di Salvatore Fiorentino © 2021

Morte cerebrale accertata: la fiducia al governo Draghi. Anamnesi obiettiva: robusta e sana costituzione sino alle elezioni del 2018, segue progressivo decadimento delle funzioni vitali dalla fase del governo “giallo-verde” che si conclama con il governo “giallo-rosa”. Movimento Cinque Stelle (secondo tempo): elettroencefalogramma piatto, funzioni vitali garantite dall’assistenza strumentale di media “embedded” e di poteri economico-finanziari “democratici” in chiave di argine all’avanzare delle destre del populismo “fascio-leghista”. Risposta immunitaria verso le caste: debole, in via di scomparsa. Livello di anticorpi verso corruzione e altri reati contro la pubblica amministrazione: in rapida diminuzione, con improvviso innalzamento dei valori del “garantismo” ad ogni costo e contro l’evidenza.

Così c’era una volta il Movimento Cinque Stelle, quello che volava sulle ali dell’onestà. Poi queste ali lievi si tramutarono nel piombo del “così fan tutti”, del “una poltrona è per sempre”, del “siamo tutti nella stessa casta”, e fu inevitabile imboccare il precipizio senza fine. Scomparsi dalla scena per fatalità che nulla hanno a che vedere con la politica i padri nobili fondatori, Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo, ecco che è giunta l’ora inesorabile che la cronaca affida alle iene e agli sciacalletti, il sale della terra, che si apprestano a compiere la loro macabra danza ridente attorno al corpo del cadavere, il fu M5S, come ha ben scritto l’erede al trono detronizzato Casaleggio jr in un post-epitaffio. Col fu “avvocato del popolo”, l’ex premier per caso Giuseppe Conte, oggi designato nella funzione di necroforo.

Sicché, parafrasando una celebre frase di qualcheduno che di “cambiamento” se ne intendeva per davvero, non per altro avendo basato il suo osservatorio sull’arcano universo nella terra di Sicilia, potremmo dire che l’idea del M5S forse era buona, ma certamente fu tradita. Da quelli stessi che finsero di sposarla, pur di staccare il fatidico biglietto della lotteria della vita, che da anonimi “bibitari” riesce a proiettare, come neppure il teletrasporto della fantascienza sarebbe in grado di fare, verso il rango di vice-premier o, in caso le cose si mettessero male (calati junco ca passa la china), quanto meno nel ruolo di ministro degli affari esteri con tanto di sussieguoso codazzo diplomatico al seguito. E con questi baciati dalla dea sbendata della fortuna si vuole discutere del limite dei due mandati?

La verità è sempre paradossale. E non è quindi un caso che oggi coloro che veramente, e comunque in gran parte, incarnavano i valori del fu M5S si trovino ai margini, delegittimati, additati, se non addirittura esplulsi o costretti a tirarsi fuori da questo sepolcro imbiancato, che fa molto “democratico”, di valori, idealità e lotte che hanno mobilitato milioni di cittadini, la maggioranza relativa del Paese alle ultime elezioni politiche del 2018, con una scossa sismica che ha fatto tremare l’establishment istituzionale e non, dato che per la prima volta nell’Italia repubblicana il “popolo”, questo volgare attore tanto deprecato e calpestato, si esprimeva nelle urne in modo chiaro, deragliando dalle annose logiche clientelari che avevano caratterizzato e caratterizzano la storia politica d’Italia.

La verità è sempre contagiosa. Di fronte all’impostura esibita, quello stesso popolo che ne aveva decretato la gloria ne ha già deciso la decadenza (sic transit gloria mundi). Dal 33% (in Sicilia si è sfondata la soglia del 50%) si è precipitati improvvisamente al 15% o giù di lì, dimezzando il consenso. Che sopravvive per inerzia, ma che continuerà a scemare sino a valori irrilevanti, buoni solo per garantire la poltrona in perpetuo a chi aveva prestato giuramento sul fatto che dopo due mandati (ossia ben dieci anni) si sarebbe fatto da parte, perché è così che funziona la democrazia, almeno fino a quando non si sale sulla giostra e si sta giù a guardare gli altri che girano tondi. Ma verrà il giorno, non appena scaduto quel “mai umano”, che è stato stimato in un secolo e mezzo, che il “cambiamento” avverrà.

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