L’apocalisse della giustizia

di Salvatore Fiorentino © 2021

Il procuratore generale presso la Corte di Cassazione, massima autorità della magistratura requirente nonché titolare dell’azione disciplinare nei confronti dei magistrati, ha chiesto che l’aggiunto procuratore della repubblica di Milano, Paolo Storari, debba essere trasferito ad altra sede nonché spogliato delle funzioni di pubblico ministero. Lo stesso non avrebbe dovuto consegnare all’allora componente togato del C.S.M. Piercamillo Davigo copia informatica dei verbali relativi alle dichiarazioni rese dal famigerato avvocato Pietro Amara in merito ad una non meglio precisata “loggia Ungheria”, composta da magistrati ed alti vertici delle istituzioni, finalizzata al condizionamento dell’esito di nomine e processi giudiziari. Il suo capo sarebbe stato un magistrato residente a Roma, in piazzale Ungheria, ma nessuno ad oggi, giornali di ogni risma compresi, ne ha rivelato l’identità.

Paolo Storari e Piercamillo Davigo sono indagati a Brescia per rivelazione di segreto d’ufficio, mentre l’avvocato Amara è stato arrestato nell’ambito di un procedimento relativo all’ex Ilva di Taranto. Se tutto ciò fosse accaduto in Turchia già grideremmo al regime che vuole reprimere i conati di giustizia contro le trame di potere che nessuno deve disturbare. Ma siamo – per fortuna? – in Italia e non ci sono Erdogan di sorta all’orizzonte, anche se le perplessità non vengono meno riguardo ad una vicenda che appare la summa degli scandali che hanno scosso l’ordine giudiziario e il suo organo di autogoverno, il C.S.M. E’ lecito sospettare – in democrazia è persino doveroso farlo – che sia in atto un colpo di coda di un potere che vuole schiacciare nel silenzio ogni possibile critica verso una gestione discutibile di un caso giudiziario che potrebbe condurre al disvelamento di verità indicibili che farebbero vacillare quel potere.

Il punto ora non è tanto stabilire se Storari e Davigo abbiano violato il dovere di riservatezza che le loro rispettive funzioni imponevano, quanto se i loro timori potessero avere un fondamento. Deviare e focalizzare l’attenzione occhiuta dell’autorità disciplinare e penale verso chi indica la Luna ha oscurato la Luna stessa. Fuor di metafora: ma qualcuno – a Milano, a Roma, a Brescia, a Perugia – sta indagando sulle dichiarazioni di Amara, su questa “loggia Ungheria”? E se nessuno lo ha fatto o lo sta facendo sarà pur lecito chiedersi il perché? E sarà pur doveroso che qualcuno si premuri di dare spiegazioni all’opinione pubblica esterrefatta nel vedere che chi ha evidenziato, seppur irritualmente date le circostanze, un’anomalia gravissima – l’omissione di iscrizione di una notizia di reato – si trovi adesso dalla parte dell’accusato invece che da quella dell’accusatore? Oppure dobbiamo fare atto di fede al pg Salvi?

Sinceramente non ci pare una figura credibile. E non perché Palamara ribadisce che Salvi lo abbia invitato nel più lussuoso hotel di Roma per “autopromuoversi” nel ruolo che oggi occupa; e non perché lo stesso Salvi ha, guardacaso, diramato una circolare in cui si assolve il magistrato che si “autopromuove”; e non perché il medesimo Salvi ha ammesso di essere stato commensale abituale (a Roma) di tale Luca Lotti, nonché di averlo invitato per una gita in Vespa sulle pendici dell’Etna quando era procuratore capo di Catania; e non perché la procura di Catania sotto la direzione di Salvi è apparsa debole contro i potenti (vedi i casi Lombardo e Ciancio, in cui la richiesta di archiviazione venne denegata dal gip che decretò l’imputazione); ma perché Salvi ci pare una figura ambigua nella vicenda delle rivelazioni sulla “loggia Ungheria”, per la quale, nonostante fosse stato informato, non ritenne di adottare alcuna iniziativa.

Piuttosto che accertare se Storari e Davigo abbiano violato le norme procedurali, è di sommo interesse verificare se le dichiarazioni di Amara sulla “loggia Ungheria” abbiano o meno un riscontro, affinché si scavi sull’operato di questo consesso occulto, che avrebbe agito per condizionare in radice non solo le nomine dei vertici giudiziari, ma anche l’esito di processi di rilevante interesse per i potenti di ogni specie, mortificando così il precetto costituzionale della eguaglianza della legge per tutti. Ed allora il procuratore di Milano Greco e il pg presso la Cassazione Salvi dovrebbero rispondere a queste semplici domande: 1) la “loggia Ungheria” è esistita ed esiste? 2) chi sono i componenti di questa loggia? 3) quali sono le finalità perseguite dalla stessa loggia? 4) chi è il magistrato che risiedeva o risiede a Roma, in piazzale Ungheria? A.D.R.

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