Gli ingiustizialisti (OGM5S)

di Salvatore Fiorentino © 2021

Se il migliore dei premier possibili e una ex presidente della Corte Costituzionale, con l’avallo di un presidente della Repubblica ex giudice costituzionale (sic!) e l’approvazione di quello che doveva essere il MoVimento per la legalità e l’onestà, producono una riforma della giustizia così inutile e antigiuridica, evidentemente la “culla del diritto” si è rotta. E che ciò corrisponda al tempo della profonda crisi di credibilità della magistratura italiana, ed in particolare quella requirente che sembra ormai sconquassata dalle guerre intestine, non può essere un fatto casuale, ma semmai causale. Per questo, chi critica i critici di questa riforma ha gioco facile nel far notare che la pressoché totalità delle toghe italiane, di qualsiasi orientamento correntizio – o, se si vuole, “culturale” – si sia schierata contro la “deforma” Cartabia, assumendo il facile sillogismo secondo cui se i magistrati non sono credibili non lo è la loro censura.

Se non ci si può meravigliare dell’approvazione di certe forze politiche che non aspettavano altro che ottenere l’impunità per i potenti (e dei cittadini che chiedono giustizia? chi se ne frega!), era legittimo attendersi un diverso atteggiamento dal MoVimento Cinque Stelle, dato che solo nel 2018 aveva ricevuto dal popolo, con la maggioranza relativa del 33% dei consensi, il mandato di ricondurre le istituzioni al principio di legalità sicché si realizzasse quella giustizia sostanziale per tutti i cittadini di cui l’allora premier Giuseppe Conte (controverso capo politico M5S ancora in attesa di investitura) si era proclamato difensore nelle vesti di “avvocato del popolo”. Oggi questo avvocato, un tempo peroratore di alte petizioni di principio, sembra essersi immiserito in quelle che appaiono alla stregua di liti condominiali, dove si è costretti a convivere anche se non si è d’accordo neppure sul colore delle tende.

Che poi le sorti ora funeste della giustizia italiana debbano dipendere dallo psicodramma di quattro minestrelli pentastellati che non vogliono rinunciare alla poltrona cercando disperatamente di trovare una giustificazione da dare a bere a quel popolo che li aveva votati, appare ancor più grave di quando la giustizia era “deformata” dai tanto vituperati berluscones che oggi possono ostentare indifferenza, increduli di trovarsi al governo e per di più serviti e riveriti da chi disbriga per loro il “lavoro sporco”. Il cerchio si chiuderà con la votazione truffa per l’approvazione del nuovo Statuto scritto dal camaleontico Giuseppe Conte, con cui verrà geneticamente modificato il M5S nei suoi tratti fondanti: da movimento a-ideologico si trasformerà nel gemello siamese del PD; e da movimento orizzontale diventerà verticistico, con un leader neppure iscritto che si arrogherà le decisioni senza effettiva legittimazione.

La verità è che sulle due tradizionali fazioni in perenne tenzone, i “giustizialisti” e i “garantisti”, ha prevalso una nuova di zecca, che potremmo definire degli “ingiustizialisti”, ossia coloro che, per un motivo o per un altro, si rendono fautori di un sistema che nega la giustizia al popolo e garantisce l’impunità ai potenti. E la storia si ripete. Se, difatti, la destra ha cercato invano per decenni di abbattere il simbolo della dignità dei lavoratori, l’art. 18 dello Statuto di Gino Giugni, ad un certo punto ci ha ben pensato il Partito Democratico, con la complicità del sindacato confederale, ad abolirlo. Allo stesso modo, dopo venticinque anni di leggi ad personam e ad usum delphini, serviva questo Movimento Cinque Stelle OGM per riuscire a “legalizzare” l’impunità per la cosiddetta “Casta”. E’ chiaro che a tal punto tutto sia relativo e derogabile, a cominciare dal limite dei due mandati.

Chi è soddisfatto di questa deriva antidemocratica del Paese – perché di questo solo si tratta – agevolata dall’emergenza pandemica così come un tempo veniva agevolata dalle stragi di Stato ormai fuori moda, non ha neppure il pudore di trattenersi dallo schernire chi ancora si oppone a tale degenerazione politico-istituzionale, facendo leva sull’argomentazione apparentemente inconfutabile secondo cui non c’è alternativa all’attuale quadro politico, una volta che il M5S, forza popolare di cambiamento, è stata addomesticata nel palazzo del potere in soli tre anni di governo. Come dire, “il potere logora chi non ce l’ha” e che chiunque provasse ad assaltare il “Palazzo” ne verrebbe inglobato come in un sortilegio senza scampo. Si omette di ricordare, però, che se è caduto il regime fascista, se è caduta la prima repubblica, non c’è due senza tre, alla fine i presidenti della repubblica passano, ma la democrazia vive.

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