La sinistra che non c’è

di Salvatore Fiorentino © 2021

Nessun uomo è un’isola”, poetava l’inglese John Donne, mentre il suo connazionale Thomas More romanzava di una fantomatica isola, “Utopìa”, nella quale si sarebbe realizzata una società ideale, sogno rinascimentale di una convivenza pacifica e regolata dalla cultura e dall’etica, ispirata da “La Repubblica” di Platone. Ma l’isola felice non c’è. Così come la sinistra italiana. Si potrebbe dire che il processo di dissoluzione sia iniziato con l’eurocomunismo di Enrico Berlinguer, con lo strappo dalla casa madre URSS e l’avvicinamento alla Democrazia Cristiana di Aldo Moro. Perché sia USA che URSS concorsero nell’omicidio, tutto politico, dello statista italiano, servendosi quale paravento del braccio armato delle Brigate Rosse, a quel tempo già infiltrate dai servizi segreti di mezzo mondo.

Nel frattanto, la controfigura di Romano Prodi si esercitava con le sedute spiritiche, guadagnandosi i titoli per guidare una falsa sinistra europeista e democratica. Per poi consegnare, dal 1996, le vite degli italiani ai poteri tecnocratici dell’ipercapitalismo finanziarizzato e privo di controllo politico, un nuovo medioevo dei diritti dei cittadini, dei lavoratori, degli imprenditori, di tutti coloro che rendono una nazione vitale e produttiva. L’opera fu completata dal Talleyrand de’ noantri, al secolo Massimo D’Alema, che si prese il merito di resuscitare un ormai spacciato Berlusconi, che così nel 2001 tornò al governo. Sino alla riapparizione, nel 2006, di un ormai logorato Romano Prodi, che solo dopo due anni dovette cedere il passo all’immarcescibile Cavaliere di Arcore.

Ma dal 2011 al 2013 la tecnocrazia europeista prese nuovamente il sopravvento, con il governo di Mario Monti. Nel frattempo la sinistra si era nebulizzata, finché alle elezioni del 2013 il Partito cosiddetto Democratico riusciva ad esprimere un proprio presidente del consiglio, con Enrico Letta, anche se a capo di una grande coalizione tra PD e PDL ed altri, a baluardo contro il M5S. “Stai sereno, Enrico”: dopo le ultime parole famose di Renzi, la speranza che si dicesse o, ancor meglio, si facesse qualcosa di sinistra cessò del tutto.

Il bullo di Rignano, senza passare dalle urne, si mise a capo del governo dal 2014 al 2016, completando il lavoro che neppure la destra berlusconiana e la tecnocrazia montian-forneriana erano riusciti a portare avanti, ossia la definitiva destrutturazione dei diritti e delle tutele dei lavoratori, con l’abolizione dell’art. 18 dello Statuto e l’introduzione del Jobs Act, fallendo solo nell’azzardo di manomettere la Costituzione a colpi di fiducia, nel silenzio delle istituzioni di garanzia, bloccato solo grazie al voto contrario dei cittadini nel referendum confermativo.

Nel 2018 il M5S vince le elezioni e si tenta in tutti i modi di non affidargli il governo del paese. Il presidente della Repubblica, di provenienza PD ed eletto dal PD, ha già in tasca il nuovo governo tecnocratico, ma alla fine, sotto la minaccia di impeachment, conferisce l’incarico a Giuseppe Conte, che è così chiamato a guidare un inedito governo “giallo-verde” contro cui i “democratici” scendono in piazza perché attua misure concrete per la coesione sociale e la crescita sostenibile, ossia ciò che ci si sarebbe atteso dalla sinistra. Che non c’è.

(12 maggio 2019)

Post scriptum

Caduto il governo Conte giallo-verde, perché i “democratici” dovevano a tutti i costi governare nonostante sconfitti alle urne, si insedia il governo Conte giallo-rosa: esce la Lega ed entra il PD. Ma l’esito è infausto, aprendosi nuovamente la strada alla tecnocrazia europeista, stavolta rappresentata dal banchiere Mario Draghi, il “migliore”. Sino al punto che in appena sei mesi di governo ha raggiunto l’impunità di gregge con la pseudo riforma della giustizia e ha dato la stura ai licenziamenti di massa.

E nonostante al dicastero del lavoro sieda un ministro “democratico”, assecondando i diktat di Confindustria e dei poteri finanziari, che vogliono il popolo stremato e ridotto in condizioni di non poter pensare e quindi agire, disgregandolo sicché da impedire ogni forma di protesta organizzata. Con un generale dell’esercito a capo della struttura commissariale per la lotta alla pandemia che ora si è convinto di poter stanare chi non si vaccina. Dire dittatura, dire regime, sembra fuori luogo. Infatti vi è di più. E’ la sinistra che non c’è.

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