La Repubblica Democratica Italiana

di Salvatore Fiorentino © 2021

Era difficile far comprendere ad un bambino degli anni ’70 il motivo per cui, tra le due Germanie, dell’Ovest e dell’Est, quella denominata “Democratica” fosse in verità la regione sotto il giogo del totalitarismo sovietico. Poi quel bambino, che infatti non capiva le spiegazioni più o meno rabberciate degli insegnanti e dei genitori, divenuto adolescente, ascoltando i Pink Floyd, si rese conto di come è fatto il mondo tra “volontà e rappresentazione”, come diceva quel tale filosofo che passava per uno dei tre pessimisti d’Europa (in buona compagnia con Lord Byron e Giacomo Leopardi), ma che in verità aveva capito molto, squarciando il famigerato e obnubilante “velo di Maya”. Quel bambino, poi adolescente, oggi genitore o insegnante, trova ancora maggiori difficoltà nel spiegare ai propri figli o alunni, il motivo per cui i “fascisti” del nostro tempo si chiamino “democratici” e non sappiano far altro che innalzare il vessillo “antifascista” non appena si profila all’orizzonte un partito che li superi nei consensi.

Eppure dopo l’epopea di “Forrest Gump” dovrebbe essere chiaro a tutti, ma proprio a tutti, che “stupido è chi stupido fa”, ossia un portato filosofico che si pone al pari di quello socratico del “sapere di non sapere”, ma che, accessibile a tutti, permette al quisque de populo di giungere autonomamente (senza il classico “aiutino” italico) alla conclusione più semplice ed insieme più sconvolgente dei tempi contemporanei: “fascista è chi fascista fa”. Ergo, se c’è qualcosa di peggio del fascismo che si dichiara tale questo non può che essere quel fascismo che invece si dichiara “democratico”. Perché a Mussolini si possono dare tutte le colpe del mondo, ma non quella di essersi nascosto dietro ad un dito, nel momento che affermava il suo essere “fascista”. Del resto, anche la guerra ha le sue regole, i suoi codici d’onore, e chi volesse attaccare il “nemico” dovrebbe sentire sempre l’obbligo, quanto meno “marziale”, di preannunciare l’apertura delle ostilità.

Che poi non è che un fascismo è meno “fascista” se invece di essere intinto nel “nero” si dipinge con sfumature “green”. Green pass, transizione ecologica, e tante altre amenità che vengono agitate come nuove, mentre non sono altro che il logoro armamentario di questo nuovo pericolo per la democrazia italiana, per il popolo italiano, per tutti quei cittadini che svolgono onestamente il loro ruolo, nella famiglia, nel lavoro, nella società, contribuendo al progresso del paese, tuttavia spesso sfruttati, non di rado espropriati dei loro diritti fondamentali, considerati una mandria vaccina da mungere e condurre a quel pascolo che le élite parassitarie riterranno il più “opportuno” per il perseguimento dei loro interessi reconditi. E’ il pericolo, esiziale, che proviene da chi si proclama a parole “democratico”, ma si comporta nei fatti da “fascista”, pertanto negando ogni possibilità di confronto e di critica, annullando il dissenso con la propaganda di regime, controllando i mezzi di comunicazione.

E’ “democratico” o “fascista” che pressoché tutti i mezzi di informazione siano nella proprietà dei “padroni delle ferriere”? E’ “democratico” o “fascista” prendere di mira, costantemente e pervicacemente, tutti quegli esponenti politici che, onorando il mandato ricevuto dagli elettori, vogliano rappresentare le istanze del “popolo” piuttosto che quelle dei “padroni”? E’ “democratico” o “fascista” esultare per la vittoria in elezioni che vedono per la prima volta nelle grandi città scendere l’affluenza sotto il “quorum” del 50%? E’ “democratico” o “fascista” sostenere senza un minimo barlume di dubbio, nonostante le ormai crescenti proteste, le misure irragionevoli ed incostituzionali, adottate da un governo di tutti e di nessuno, che minacciano i diritti fondamentali dei cittadini e specialmente dei lavoratori? E’ evidente che il modo di intendere il governo del paese, slegato dal mandato politico che può essere conferito solo dal “sovrano popolare”, come una missione autoritaria, costituisce il suicidio della democrazia.

Che prospettive può avere, pertanto, la Repubblica Democratica Italiana, instaurata di fatto dalla finalmente realizzata ambizione di condurre un gregge verso la terra agognata dalle élite padronali, parassitarie, anacronistiche, antidemocratiche ed asseritamente dei “migliori” e dei “competenti”? Quella dove non più un premier, ma un amministratore delegato, dichiari che “il governo va avanti” nonostante la contrarietà montante dei cittadini e di quelle forze politiche che ne rappresentano il disagio e il sentire? Sarebbe lecito e persino doveroso, a questo punto, chiedere al presidente di questa Repubblica, così “democratica” da sembrare “fascista”, in qualità di garante dei precetti costituzionali, verso quali lidi ci stiano portando questi improbabili duces, e quale sia l’ulteriore prezzo che si chiede ancora di pagare al popolo italiano, da ormai un “ventennio” ammannito con la narrazione della terra promessa dal dio “Euro” e della sua madre “Europa”. Non vorremmo che sia una terra senza libertà e senza destino.

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