Italian circus

di Salvatore Fiorentino © 2022

Chi non ricorda quando da bambini si andava al circo e si teneva la scimmietta in braccio per scattare la fatidica polaroid (anni ’80)? Oggi le scimmiette hanno fatto carriera, e sono diventate ministri. Non vedono, non sentono e non parlano, ma votano. Per decidere i destini di un paese da 60 milioni di abitanti. A dirigere il coro, quanto mai stonato, c’è Mangiafuoco Draghi, che tuttavia ha l’accortezza (codardia dice taluno, alterigia sostiene talaltro) di non presentarsi al cospetto delle telecamere dopo il varo di provvedimenti raffazzonati e che comunque avranno un impatto non indifferente sulla vita degli italiani. I quali non sanno più a chi affidarsi, con buona pace dei Salvini con i suoi rosari, delle Meloni con le sue invettive contro lo stesso Draghi che però vorrebbe al Quirinale (promoveatur ut amoveatur o sindrome di Stoccolma?), dei Letta o dei Conte, controfigure disperatamente in cerca d’autore.

La colpa non è mai del diavolo, ma di chi gli affida la cura delle anime. Che Draghi faccia il suo mestiere, ossia il banchiere spietato affamatore di popoli (chiedere alla Grecia per un dossier dettagliato) non è qualcosa che può sorprendere. Chi lo ha voluto fortemente? Chi lo ha nominato? Chi gli ha concesso la fiducia? Nell’ordine: la Troika; un presidente della repubblica che il coraggio non se lo può dare, ed è ormai in fuga; un parlamento popolato da deputati e senatori che seguono la stella polare dell’autoconservazione, a cui vanno distribuite le colpe in proporzione alla loro consistenza numerica. Ed ecco che il Movimento Cinque Stelle è il primo della lista degli imputati per aver tradito il mandato popolare conferitogli nel 2018 dalla maggioranza relativa degli italiani, avendo usato i voti ricevuti per fare l’esatto opposto di quello per cui i cittadini elettori gli avevano concesso la fiducia alle urne.

E Beppe Grillo? Chi lo ha visto? Ma perché dovrebbe mostrarsi se ha compiuto la sua missione? Grillo aveva il compito di raccogliere il voto di protesta ormai maggioritario (e pericoloso per l’establishment) in Italia per neutralizzarlo e ricondurlo nell’alveo del sistema di potere consolidato. Prova ne è che il M5S, partito di maggioranza relativa in parlamento senza il quale non può esistere alcun governo, è il primo sostenitore di un esecutivo che sta attuando tutto il contrario del programma dei pentastellati, i quali hanno manifestato una mutazione rispetto a quanto hanno sempre dichiarato di essere, dimostrando un attaccamento alla poltrona in confronto al quale il rubicondo Mastella sembra uno statista. Il M5S, incapace di esprimere un premier proveniente dalle proprie fila, si è affidato ad un avvocato, Conte, al quale è stato attribuito anche il ruolo di capo politico, che è in verità quello del curatore fallimentare.

Se è quindi vero che l’inettitudine della classe politica oggi è tale da dover reclutare un banchiere per mettere apparentemente tutti d’accordo, ciò costituisce un abominio in una repubblica che non è fondata sul saggio di interesse, mentre lo sarebbe sul lavoro (il condizionale ormai è d’obbligo). Eppure per il capo dello stato uscente (ma che aluni vogliono far rientrare dalla finestra, manco fosse la Befana), tutto andrà bene (per lui certamente). Soprattutto se al Quirinale salirà, direttamente da Palazzo Chigi, il nuovo salvatore, Mario Draghi, pupillo delle élite finanziarie e imprenditoriali che vorrebbero scaricare il debito pubblico sulle spalle dei nudi lavoratori, espropriandoli, se necessario estorcendoli, in ciò agevolato da un sindacato accondiscendente e che chiede di sedere al tavolo delle decisioni, sfigurandosi in vessatorio co-gestore invece che controparte vigilante a presidio dei diritti e degli interessi dei lavoratori.

Chi salverà l’Italia da sé stessa? Dovrebbe farlo l’Europa, se fosse stata concepita come avevano immaginato i suoi padri fondatori. Ma, diversamente, nel ventennale dell’Euro la presidente Ursula von der Leyen, con i suoi modi da valletta vintage, ci ricorda che la “nostra” identità di europei si fonda sulla moneta comune, che è una delle più forti al mondo. Che una comunità di popoli e di culture diverse possa essere unita da una moneta appare un disegno diabolico, spiegando la genuflessione del Quirinale verso questa nuova fonte di legittimazione della sovranità, non più promanante dal popolo, ma dal “mercato”. Del resto, già negli anni ’70 uno dei più celebri lp dei Genesis si intitolava “Selling England by the Pound“, denunciando la decadenza di una società mercificata al servizio della finanza globale. E ora mentre il Regno Unito ha detto no alla UE, l’Italia dovrebbe affogarci l’identità per qualche prestito pagato a peso d’oro.

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