La banda degli onesti

di Salvatore Fiorentino © 2022

Che credibilità avrebbe chi si proclamasse il “re degli onesti”? Ovviamente nessuna, basterebbe un bambino per certificare che “il re è nudo”. Eppure è storicamente invalsa nel Belpaese, quello dei creduloni e dei furbi che si elevano all’ennesima potenza, la favola che esista il “partito degli onesti”. Intere mandrie di cittadini in buona fede, tanto ignari quanto illusi, si sono fatti convincere – bontà loro – che questo partito fosse quello della “sinistra” e hanno aderito fideisticamente ai riti e ai miti della sua narrazione infinita e stucchevole. Senza scomodare i “democratici”, quelli ligi ad allinearsi al neoliberismo dei poteri dell’alta finanza e delle banche (ops! “abbiamo una banca?”, Fassino dixit, e poi in MPS c’era qualcuno che mandava la mail il giorno dopo essersi suicidato), basta pensare ai Bersani e ai Vendola, che coi Riva padroni dell’ILVA assassina intrattenevano ridanciani rapporti, contributi elettorali al seguito.

Applicando in maniera diabolica l’insegnamento di Gramsci, quello della “conquista delle casematte del potere”, i sinistri hanno acquisito il potere reale in Italia, appropriandosi innanzitutto della “cultura” e quindi della “questione morale”, e mai assumendo responsabilità di governo (a parte la fase berlusconiana con D’Alema) che non fossero affidate ad un “amministratore delegato” (ieri Prodi, oggi Draghi), da cui dissociarsi al momento “opportunistico”, quando il vento fosse cambiato. I sinistri si sono invece dedicati alle amministrazioni locali, dove era facile il gioco “double face”, dove si poteva meglio lucrare senza farsi notare né rischiare troppo, dove si potevano coltivare clientele e tessere rapporti di mutuo scambio tramite la ramificazione delle “coop rosse”, invincibili e al di sopra di ogni sospetto una volta che furono benedette con l’acqua “santa” dell’antimafia.

Questione morale e cultura, legalità e antimafia, ecco i cardini che hanno portato i sinistri dritti al controllo, per superiorità etica, del potere deputato ad applicare la legge: la magistratura. Ecco che qui entrano in scena i Violante, i Lumia (e i Montante), mentre i La Torre (padre e figlio) vengono fatti fuori, il primo in modo violento, come si usava un tempo, il secondo in modo ipocrita e vigliacco, come si usa oggi. Poi il cittadino si chiede cosa c’entri don Ciotti alla commemorazione di Giuseppe Fava, e per questo viene bannato dal chierico de “I Siciliani”, quella brava persona che si firma Riccardo Orioles, ma che ha, suo malgrado, per tara ideologica connaturata, travisato il senso del lavoro del suo “Direttore”, spendendo l’antimafia sul versante della lotta politica, di quella di una sinistra che non c’è mai stata, turandosi il naso di fronte ai Bianco e alle Finocchiaro pur di avversare la “destra”.

Palamara, Renzi, Berlusconi. Tutti manigoldi? Può anche darsi, ma chi sarebbero quelli che li accusano? Quelli che perdono il telefonino bollente, guarda caso, come il procuratore di Milano Greco e il procuratore generale presso la Cassazione Salvi, mentre le chat di Palamara inchiodano chi ebbe l’ardire di sottrare alla corrente dei sinistri della magistratura entrambe le cariche apicali storicamente appannaggio di costoro? Perché mai la magistratura ha condotto una guerra senza quartiere nei confronti di Berlusconi e non ha avuto pari rigore nei confronti degli Agnelli, dei De Benedetti, dei Moratti, dei Cairo e compagnia bella? Perché ci si accanisce contro Salvini e si intimidisce Meloni mentre a sinistra tutto è lecito senza che si temano conseguenze? Perché, guarda caso, si infierisce contro Renzi e famiglia proprio dopo che lo stesso ha inteso smarcarsi dai sinistri del potere politico e giudiziario?

Perché l’università italiana è sotto il controllo dei baronati sinistri e di chi a questi deve genuflettersi senza che la magistratura, a parte le solite mosche bianche destinate a rimanere tali, abbia mai inteso affondare il colpo per estirpare un cancro atavico? Perché la destra deve scontare un complesso di inferiorità nel momento che debba assumere responsabilità di governo locale e nazionale, dovendo scendere a compromessi con le richieste dei sinistri, affamati di incarichi e prebende? I cittadini non si rendono conto che quelli che si dipingono come “socialdemocratici”, tutori del “welfare”, sono gli stessi che hanno tagliato i fondi alla sanità per oltre 30 miliardi di euro, i medesimi che hanno introdotto per la prima volta in Italia il precariato nel mondo del lavoro, quelli che affermano senza pudore che se i posti in ospedale non bastano vorrà dire che chi non si è vaccinato non deve essere curato?

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