Il presidente che verrà

di Salvatore Fiorentino © 2022

Lucio Dalla, del resto, lo aveva previsto sin dal lontano 1978, quando aveva scritto questi versi: la televisione ha detto che il nuovo presidente / porterà una trasformazione / e tutti quanti stiamo già aspettando / sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno / ogni Cristo scenderà dalla croce / anche gli uccelli faranno ritorno / Ci sarà da mangiare e luce tutto l’anno / anche i muti potranno parlare / mentre i sordi già lo fanno / E si farà l’amore ognuno come gli va / anche i preti potranno sposarsi / ma soltanto a una certa età / e senza grandi disturbi / qualcuno sparirà / saranno forse i troppo furbi e i cretini di ogni età. La profezia era verosimilmente rivolta al presidente del consiglio Mario Draghi, anche se forse, alla luce della rielezione di Sergio Mattarella, si riferiva al nuovo presidente della repubblica. Dove “nuovo” è evidentemente una licenza poetica diretta ad evidenziare il “cambiamento” che ciascuno può sperimentare su sé stesso.

Se qualcuno ne avesse dubitato, si sarà ravveduto ascoltando la buona novella di Mattarella: “Il mio pensiero, in questo momento, è rivolto a tutte le italiane e a tutti gli italiani […] a quelli più in sofferenza, che si attendono dalle istituzioni della Repubblica garanzia di diritti, rassicurazione, sostegno e risposte concrete al loro disagio […] dovranno fare i conti con gli aumenti del prezzo dell’energia. Preoccupa la scarsità e l’aumento del prezzo di alcuni beni di importanza fondamentale per i settori produttivi […] la lotta contro il virus non è conclusa […] E’ ancora tempo di un impegno comune per rendere più forte l’Italia […] in cui le diseguaglianze – territoriali e sociali – che attraversano le nostre comunità vengano meno. Un’Italia che offra ai suoi giovani percorsi di vita nello studio e nel lavoro per garantire la coesione del nostro popolo […] Un’Italia che tragga vantaggio dalla valorizzazione delle sue bellezze […] Un’Italia impegnata nella tutela dell’ambiente […]”.

Ed inoltre: “Una Repubblica capace di riannodare il patto costituzionale tra gli italiani e le loro istituzioni libere e democratiche […] Dobbiamo fare appello alle nostre risorse e a quelle dei paesi alleati e amici affinché le esibizioni di forza lascino il posto al reciproco intendersi, affinché nessun popolo debba temere l’aggressione da parte dei suoi vicini […] Occorre evitare che i problemi trovino soluzione senza l’intervento delle istituzioni a tutela dell’interesse generale […] Poteri economici sovranazionali, tendono a prevalere e a imporsi, aggirando il processo democratico […] Quel che appare comunque necessario – nell’indispensabile dialogo collaborativo tra Governo e Parlamento è che – particolarmente sugli atti fondamentali di governo del Paese – il Parlamento sia sempre posto in condizione di poterli esaminare e valutare con tempi adeguati […] Appare anche necessario un ricorso ordinato alle diverse fonti normative, rispettoso dei limiti posti dalla Costituzione […]”.

Ed ancora: “[…] La qualità stessa e il prestigio della rappresentanza dipendono, in misura non marginale, dalla capacità dei partiti di esprimere ciò che emerge nei diversi ambiti della vita economica e sociale, di favorire la partecipazione, di allenare al confronto. I partiti sono chiamati a rispondere alle domande di apertura che provengono dai cittadini e dalle forze sociali […] In sede di Consiglio Superiore ho sottolineato, a suo tempo, che indipendenza e autonomia sono principi preziosi e basilari della Costituzione ma che il loro presidio risiede nella coscienza dei cittadini: questo sentimento è fortemente indebolito e va ritrovato con urgenza. I cittadini devono poter nutrire convintamente fiducia e non diffidenza verso la giustizia e l’Ordine giudiziario. Neppure devono avvertire timore per il rischio di decisioni arbitrarie o imprevedibili che, in contrasto con la doverosa certezza del diritto, incidono sulla vita delle persone […]”.

Ed infine: “[…] La cultura non è il superfluo: è un elemento costitutivo dell’identità italiana […] Facciamo in modo che questo patrimonio di ingegno e di realizzazioni – da preservare e sostenere – divenga ancor più una risorsa capace di generare conoscenza, accrescimento morale e un fattore di sviluppo economico […] Sosteniamo una scuola che sappia accogliere e trasmettere preparazione e cultura, come complesso dei valori e dei principi che fondano le ragioni del nostro stare insieme; volta ad assicurare parità di condizioni e di opportunità […] affinché la modernità sorregga la qualità della vita e un modello sociale aperto, animato da libertà, diritti e solidarietà, è necessario assumere la lotta alle diseguaglianze e alle povertà come asse portante delle politiche pubbliche […] La pari dignità sociale è un caposaldo di uno sviluppo giusto ed effettivo […] Nostro compito – come prescrive la Costituzione – è rimuovere gli ostacoli […]”.

Post scriptum

Non manca nulla, tutti i punti fondamentali della Costituzione sono stati enunciati dal nuovo presidente, sommo garante della Carta. La lettera è salva, ma qualcuno, che la Costituzione l’aveva scritta nel vivo ricordo del sangue di chi lottò ad armi impari per la libertà dei cittadini, ci ha insegnato che affinché essa possa ritenersi effettiva, e non una mera elencazione di principii per quanto alti e universali, deve essere applicata in concreto in ogni ambito della società, coltivata ogni giorno da tutti gli attori della comunità, e non rispolverata in occasione delle cerimonie e dei discorsi solenni come vessillo della repubblica democratica fondata sul lavoro e la cui sovranità appartiene al popolo (quale dovrebbe essere l’Italia). E il “nuovo” presidente ci dice ora che nessuno dei punti fondamentali della Costituzione, dopo ben 74 anni dalla sua vigenza, risulta ad oggi compiutamente attuato. Attendiamo il presidente che verrà.

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