European chic

di Salvatore Fiorentino © 2022

La guerra in Ucraina non è un fatto imprevisto, ma programmato. Serve agli USA per scongiurare l’alleanza di fatto, su basi economiche, tra il Vecchio continente e la Russia, dietro la quale si profila l’ombra della Cina, che ha attuato una strategia di pacifica conquista dei mercati occidentali, proponendosi come partner silenzioso ma imprenscindibile, dove ormai si realizza la manifattura della gran parte dei prodotti globali. Gli americani non accettano il nuovo assetto multipolare e spingono per una “crisi” che riporti le lancette della storia indietro di mezzo secolo, a qualcosa che assomigli alla “guerra fredda”, alla contrapposizione tra i “blocchi” formatisi dopo la fine della seconda guerra mondiale. Il problema sta nel fatto che tutte le guerre programmate dagli USA si siano risolte in un fallimento, con inutili sofferenze inferte ai popoli inermi, che vedono agire sopra le loro teste governanti che alla fine non lavorano per la pace e la prosperità.

La crisi ucraina, semmai ve ne fosse stato bisogno, ha mostrato a tutti cosa è oggi l’Europa. Un apparato tecno-finanziario élitario che governa in danno dei popoli sottoposti alla sua giurisdizione, tanto è vero che il Regno Unito, visto come andavano le cose, non solo non ha aderito alla moneta (il dio Euro), ma ha infine salutato tutti con la Brexit, ottenendo per contro un immediato miglioramento delle condizioni socio-economiche del paese. Ma a dover temere questa Europa, simulacro dell’idea dei suoi padri fondatori che la intesero come unità politica e sociale prima d’ogni altra cosa, oggi sono in primo luogo gli stati che, come l’Italia, la Grecia, la Spagna e il Portogallo, dovrebbero svolgere il ruolo delle colonie in patria, con la distruzione di ogni realtà produttiva, artigianale, industriale e professionale di piccola e media dimensione, il tutto a vantaggio dei grandi gruppi a dimensione multinazionale che eleggono sedi legali di comodo per eludere il fisco.

Ecco che la propaganda “hollywoodiana” non si risparmia. Ancora una volta gli europei devono subire la narrazione secondo cui gli “americani” sono i buoni e i “russi” i cattivi, con i primi che corrono in soccorso delle vittime dei secondi, oggi impersonati dagli ucraini. Il cui presidente Zelensky, che bene ha fatto a redargurire l’incapace ma ancora osannato premier italiano Mario Draghi – quanto mai nudo di fronte ad una crisi geopolitica prevedibile ma non prevista – non si è reso conto di essere rimasto prigioniero della sceneggiatura che il Pentagono ha scritto per lui e il suo paese, reso strumento dei disegni dello Zio Sam. L’audience è stordita dai media governativi che strombazzano la verità di parte, invece di analizzare la complessità del momento, che ha radici molto più profonde rispetto a quelle riconducibili all’invasione russa dell’Ucraina, non certo dovuta a mire espansionistiche quanto all’inevitabile freno da opporre all’avanzata della NATO.

Non è quindi un caso che un osservatore competente in materia come Sergio Romano, ex ambasciatore presso la NATO e successivamente a Mosca ai tempi dell’URSS, abbia subito avvertito che l’Ucraina dovrebbe rimanere un paese neutrale invece che tentare, peraltro maldestramente, di aderire all’alleanza atlantica. E non può sottacersi che se la NATO è stata fondata come organismo a protezione dell’Europa occidentale rispetto alle sempre temute avanzate sovietiche, la stessa ha successivamente stravolto la sua missione originaria, finendo per espandersi nell’Europa dell’est, e pertanto avvicinandosi pericolosamente a ridosso dei confini russi, fatto inaccettabile agli occhi di Putin che alla fine ha scelto l’opzione, sembrata inevitabile, della guerra contro il governo ucraino, ritenuto l’ennesimo “fantoccio” degli americani, sempre intenti a fare e disfare guerre, come se i conflitti armati fossero il loro carattere distintivo, il fondamento della loro identità.

Dal canto suo l’Europa appare sempre più lontana dalla realtà, alla stregua di un circolo privé che si compiace di nutrirsi di tecnocrazia e alta finanza, dimostrando una manifesta incapacità politica sia in termini di analisi che di attuazione di provvedimenti sostanziali efficaci e risolutivi delle diverse crisi, migratoria, pandemica, sociale, economica, ed adesso anche bellica, che interessano i popoli europei. Si tratta, evidentemente, di una deficienza connaturata che si è in particolare accentuata con la leadership di Ursula von der Leyen nel momento dell’uscita di scena di una storica testimone come Angela Merkel, a fronte della palese inconsistenza sino ad oggi rivelata dal suo successore socialdemocratico alla guida del governo tedesco. Da qui il gioco facile degli USA, che hanno trascinato l’Europa in una escalation di tensione, mai vista dopo la fine della guerra fredda, nei confronti dell’orso ex sovietico, con un governo italiano sbeffeggiato tanto dai vertici ucraini che da quelli russi.

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