L’Europa dei pupi

di Salvatore Fiorentino © 2022

La guerra in Ucraina ha svelato il sipario. Ha mostrato a tutti la reale essenza dei “leader” politici d’Europa. Se volessimo essere magnanimi diremmo di “personaggi in cerca d’autore”, ma se invece ci attenessimo alla realtà a tutti manifesta allora dovremmo parlare di “opera dei pupi”, quella della tradizione siciliana che vede le gloriose gesta di Orlando e Rinaldo restare tragicomicamente appese ai fili dei mitici pupari, così immortalate come ad un tempo epiche e svuotate di ogni credibilità effettiva. Vedere poi la “velina” Ursula von der Leyen calcare le scene del teatro di guerra (sarebbe meglio dire il “set” di Zelensky) abbligliata con tanto di giubottino antiproiettile (all’elmetto ha rinunziato per non compromettere la “frozen” pettinatura presidenziale o forse per scongiurare l’effetto “sturmtruppen” che tanto si attaglia ai “tedeschi”) rende perfettamente il senso dell’epoca che stiamo vivendo nostro malgrado, ma che il popolo ucraino sta pagando col sangue.

E neppure si tratta di pupi di legno e latta, come nella migliore tradizione artigiana del settore, ma di dozzinale gommapiuma. Basta pensare alla faccia con cui il premier italiano si presenta oggi pubblicamente per affermare che si tratta di scegliere tra la pace e l’aria condizionata. Sicché il signor Willis Haviland Carrier, ossia colui che nel 1902 inventò i climatizzatori, non avrebbe mai immaginato di poter essere considerato, poco più di un secolo dopo, un pericoloso guerrafondaio. Eppure fior di intellettuali (Rovelli, Orsini, solo per citare i più noti all’opinione pubblica, proprio perché ostracizzati dall’ottuso potere dominante) hanno evidenziato che non si può fermare una guerra tra una superpotenza e un paese che resiste con ogni espediente possibile, alimentando questa resistenza al solo scopo di allungare l’agonia, nella speranza, per conto USA, di logorare la Russia e tentare di deporre il suo leader secondo la famigerata dottrina americana del “regime change”.

Gli americani sono un popolo bastardo. Nel senso letterale del termine. Non hanno storia, non hanno radici, non hanno valori, ma interessi (come un tempo affermato cinicamente da uno dei più rappresentativi dei suoi “statisti”, Henry Kissinger), sono gli unici che hanno sganciato la bomba atomica su città densamente popolate (uccidendo all’istante 150.000 persone, senza contare le vittime indirette). Sono quelli che hanno portato le guerre (travestite da democrazia d’esportazione) in ogni angolo del mondo, causando morte e devastazione inimmaginabili. Non è un caso che la lobby delle armi negli USA sia quella che ha sempre l’ultima parola. Ciò nonostante, grazie alla narrazione “hollywoodiana”, gli “americani” nel mondo occidentale (l’unico che conta secondo loro) rappresentano il “bene” mentre i “russi” (ieri i sovietici) incarnano il “male”, dato che “l’America” è la terra della libertà e delle opportunità, mentre la Russia un paese retrogrado ed illiberale.

Nel 1960 (ai tempi della guerra del Vietnam) i militari USA dislocati fuori dai confini del proprio paese erano 1,1 milioni, mentre dal 2020 sono meno di 200.000. La maggior parte di questi si trova in Europa, dove pullulano le installazioni militari americane. Solo in Italia se ne contano un centinaio. Per questo, quando qualche politico italiano parla di “difesa europea” egli è in malafede oppure un totale incapace. Così come quando si chiede ai paesi NATO di incrementare la spesa militare sino al 2% del PIL nazionale, dato che in verità questa spesa è quasi interamente ad appannaggio degli Stati Uniti (d’America). E di fronte a siffatte evidenze c’è ancora chi può ragionevolmente credere alla favoletta della “guerra giusta” per esportare la “democrazia” e abbattere la leadership “criminale” di turno (oggi Vladimir Putin) perché non in contrasto con i “valori” occidentali ma, ben più prosaicamente, con gli “interessi” del paese a stelle e strisce?

La verità è che gli “americani” non esportano né democrazia né libertà, mirando ad insediare i fantocci che meglio rispondono alle loro esigenze di dominio globale, senza alcuno scrupolo sulla qualità e la moralità di queste teste di legno. Si sono serviti della mafia per rovesciare il fascismo e insediare il nuovo corso repubblicano, ma anche per eliminare personaggi scomodi come Enrico Mattei (che stava per ottenere l’indipendenza energetica dell’Italia) e Pio La Torre (che lottò per lo smantellamento degli “euromissili” di Comiso) ed infine abbattere la “prima repubblica”, per mezzo di “mani pulite” e delle stragi degli anni ’90, allo scopo di aprire la strada al governo degli eredi degeneri del Partito Comunista Italiano, ritenuti più manovrabili rispetto ai ras del pentapartito. Così come si servirono delle Brigate Rosse per eliminare Aldo Moro, che aveva aperto ad est la politica italiana, preparando il terreno per un governo con il PCI di Enrico Berlinguer.

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