“Fascismo”, allarme rosso

di Salvatore Fiorentino © 2022

Quando il “dibattito” pubblico sfugge (dolosamente) per la tangente (intesa quale metafora trigonometrica e non giudiziaria), per non restare spiazzati ed in balia della vulgata dei “migliori” occorre fare ricorso al buon senso del vivere comune, ossia a quella spesso dimenticata “diligenza del buon padre di famiglia” che non a caso sta alla base dei principi del diritto civile, distillato di millenni di convivenza umana: sicché dobbiamo guardarci più da chi si sente (ed è talvolta) al di sopra della legalità (per esserne sedicente depositario) o da chi ha qualche pregresso peccato (veniale o addirittura mortale) da farsi perdonare (e magari teme di essere scoperto)? La risposta è semplice, persino scontata. Soprattutto quando si parla a sproposito di “fascismo” e “fascisti” dei tempi attuali. Ecco che, siccome si avvicinano le elezioni, lo spauracchio “fascista” viene agitato contro la destra politica italiana, la quale avrà mille difetti, ma non certo quello di essere “fascista”.

E, a questo punto, si impone un aggiornamento dell’accezione del termine “fascismo”, ormai utilizzato in senso improprio, e giammai per rievocare la “ricostituzione del partito fascista”, quest’ultima integrante un reato che per la verità nessuno sembra più voler commettere, nonostante il timore dell’immancabile zelante più del re. Diversamente, il lemma “fascismo” ha finito per assumere il ruolo di uno dei sinomini – sicuramente il più grave – del termine “antidemocratico”. E se è vero – secondo un celebre letterato siciliano – che l’italiano non è solo l’italiano (ma è il ragionamento), una volta chiarito l’aspetto linguistico in senso tecnico occorre una contestuale precisazione sul piano semantico. Cosa vuol dire, aujourd’hui (ci rivolgiamo in primis ai radical chic), “fascismo”? E, soprattutto, chi sono oggi i veri “fascisti” da cui difendersi per tutelare la democrazia e la libertà del popolo sovrano (il termine non è debitore dei “sovranisti”, ma dell’art. 1 della Costituzione)?

Non vi è dubbio che, nel senso sopra precisato, oggi gli autentici “fascisti” siano i sostenitori del governo Draghi e della sua “Agenda”, ossia coloro che hanno minato e vorrebbero continuare a minare i diritti fondamentali dei cittadini italiani, riducendoli ad uno stato di sudditi impotenti, in completa balia del “Leviatano” che si presenta loro come l’unico mondo possibile, ossia, in un doloso travisamento della metafisica leibniziana, il “migliore” dei mondi abitabili. Non c’è alternativa, dicono, i Soloni della catastrofe prossima ventura che non arriva mai, altrimenti sarà il baratro. E’ un modo per terrorizzare un popolo, quello italiano, in verità indomito e che non ha mai preso sul serio i suoi governanti, perché la saggezza popolare sedimentata da secoli di dominazioni eterodirette e da una unità d’Italia (che fa il paio con quella d’Europa) realizzata solo sulla carta geografica hanno insegnato che alla fine la vita continua a dispetto di qualsiasi “fascismo”.

Governo Draghi ancora oggi tenuto disperatamente in terapia intensiva nonostante l’accertata morte celebrale da un presidente della Repubblica che aveva così tanto rimandato le elezioni anticipate che non seppe più attendere per precipitarsi ad indirle ormai a qualche mese dalla scadenza naturale, senza neppure voler incaricare, come opportuno in questi casi, un qualunque Caronte che traghettasse questo popolo di poeti, santi e navigatori, verso un porto sicuro, così lasciandolo in balia ad un premier che ancora oggi, pur dimissionario e sconfessato dalla maggior parte delle forze politiche che lo sostenevano, ostenta l’impudenza di umiliare il parlamento (e i 60 milioni di cittadini che esso rappresenta) additandolo come un “vincolo” esterno pregiudizievole dell’azione del “suo” esecutivo, confermando un deficit culturale – prima che istituzionale – incolmabile nell’esercizio del potere delegatogli e dallo stesso declinato in modo “antidemocratico”.

Ma chi sono oggi i sostenitori della famigerata “Agenda Draghi”? Eccoli, sono lì, visibili a tutti. In prima fila c’è il Partito Democratico, guidato da un leader, Enrico Letta, che è il simbolo, imbelle e sfacciato, di quella élite parassitaria che mira al mantenimento degli indebiti vantaggi, dello status sociale e del tenore di vita del tutto immeritati, del ruolo di “classe imprenditoriale” o “dirigente” sine titulo, non avendo altro modo per ottenere tutto ciò se non sfruttando le masse popolari, i lavoratori, privando dei diritti fondamentali tutti coloro che sono stati emarginati non certo per il loro demerito, ma perché predestinati, tenuti dolosamente nell’ignoranza e nell’indigenza, come “carne da macello” necessaria per ingrassare la tavola sontuosamente imbandita di questa nouvelle aristocratie. E poi ci sono, da un lato, il rappresentante del padronato ottocentesco, tale Carlo Calenda, e dall’altro, i nuovi servitori di questi ottusi padroni, rossi e verdi di vergogna, Fratoianni e Bonelli.

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