Cose vostre di Sicilia

di Salvatore Fiorentino © 2022


Quando da un lato c’è Renato Schifani, già presidente del Senato della Repubblica al tempo del governo Berlusconi III, e dall’altro Caterina Chinnici, già assessore regionale nel governo Lombardo, di cosa stiamo parlando? Non ci sarebbe più niente da dire. E, difatti, non resta altro che dimettersi da siciliani, e per motivi diametralmente opposti (coincidentia oppositorum). Prima conseguenza: non essere legittimati al voto per l’elezione del “nuovo” presidente della Regione siciliana così come per quella dei 70 “onorevoli” deputati dell’Assemblea. Seconda conseguenza: poter dire – liberatoriamente – adesso sono cose vostre. Com’è cosa vostra la “munnizza”, che sullo sfondo dei paesaggi culturali più belli al mondo fa tanta tristezza da sciogliere il cuore glaciale di qualche nordico turista, al punto che, appena tornato in patria si ricorda di scrivere una lettera – non colma di indignazione, ma intinta di umana pietas – alla stampa italiana che ne dà conto con il solito “coccodrillo”.

E deve certo dimettersi da siciliano chi non riesca più a dire nulla, manifesto sintomo della perdita della facoltà di comprensione. Perché un vero siciliano è infuso di quella docta ignorantia di cui aveva discettato Nicola Cusano: ” … il massimo, del quale nulla può essere piú grande, essendo in modo semplice ed assoluto piú grande di quel che da noi si possa capire, poiché è verità infinita, noi non lo cogliamo altrimenti che in modo incomprensibile. Non essendo infatti esso della natura di quelle cose che ammettono un termine che supera ed uno che sia superato, esso è al di sopra di tutto ciò che da noi può essere concepito … “. Mentre tutti gli altri (non siciliani) sono limitati al ragionamento, procedura cognitiva di rango deteriore. Perché per governare la Sicilia serve una “mente”, e finalmente pare che l’abbiano trovata. In ritardo si, ma non poteva farsi diversamente visto che vigeva il copyright di Totò Riina e a qualcuno poteva venire il sospetto che fosse materia per la trattativa “Stato-mafia”.

Ma adesso è arrivato il momento opportuno, dopo che la corte d’appello di Palermo ha sentenziato che lo Stato agì in quel frangente per scongiurare altre stragi dopo quelle di Capaci e via D’Amelio. Queste ultime gravissime quanto si vuole, ma che non uccisero inermi ed ignari cittadini come invece quelle di Firenze (cinque vittime, tutte giovani, tra cui una bambina di nove anni e una neonata di 50 giorni) e di Milano (altre cinque vittime civili). Adesso che notabili personaggi politici palermitani come Marcello Dell’Utri e Totò Cuffaro hanno scontato le loro pene in carcere per reati che hanno a che fare con la mafia e rivendicano il loro “diritto” di tornare, seppur non in prima persona (sono interdetti in perpetuo dai pubblici uffici), ad occuparsi di politica, senza neppure mostrare alcun pudore. Adesso che anche Raffaele Lombardo, il gemello d’oriente di Totò “vasa vasa”, ha ottenuto la sua brava assoluzione in appello per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa.

Ma ciò per cui è sommamente indispensabile essere infusi della docta ignorantia è la comprensione del motivo per cui una persona come Caterina Chinnici – apparirebbe offensivo per l’intelligenza di chicchessia ricordare chi fu il di lei padre – abbia recentemente invocato una convergenza politica con il suddetto Raffaele Lombardo, dopo aver a suo tempo fatto parte del governo regionale di un presidente che vaneggiava (da medico chirurgo specializzato in “psichiatria forense”) una giunta “tutta fatta da magistrati”. Dovendosi poi accontentare – si fa per dire – della Chinnici e di Massimo Russo, brillante giovane sostituto a Marsala quando Paolo Borsellino era procuratore capo. Peccato che costui non ritenne di segnalare all’autorità giudiziaria competente quanto Borsellino ebbe a confidargli, in lacrime, sul fatto che un “amico”, in alto loco (verosimilmente un magistrato o un generale dei Carabinieri), lo avesse tradito, di fatto condannandolo a morte.

Ciò che si prefigura all’orizzonte, comunque vada, è qualcosa che supera ogni umana immaginazione, e difatti non può che accadere in Sicilia, laboratorio politico del Belpaese e territorio di sperimentazione della convivenza con la mafia (ma “a fin di bene” e sempre sotto il “patrocinio” degli USA, come fu in occasione dello sbarco alleato per la liberazione dal regime nazifascista e poi, come si è visto, per evitare stragi efferate oltre quelle strettamente indispensabili al “regime change” tra prima e seconda repubblica con l’insediamento al potere degli ex comunisti). Perché si immaginava che nulla potesse superare in peggio il governo di Rosario Crocetta, per meglio dire quello del “senatore della porta accanto”, l’antimafioso Beppe Lumia (già sostenitore del governo Lombardo), ossia il padrino politico di Antonello Montante, lo stesso a cui il novello candidato Renato Schifani, secondo le accuse, avrebbe rivelato delicatissimi segreti d’ufficio di natura giudiziaria. Il cerchio è chiuso.

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